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Archive for marzo 2011

di Carlotta Addante

Sull’onda di una ricerca realizzata da Stefano Epifani (Scienze della Comunicazione – Sapienza di Roma) sull’uso di Facebook da parte dei politici italiani siamo andati a vedere quanto e come utilizzano i new mediai candidati per la poltrona di sindaco della città di Torino.

Il premio al candidato più interattivo va sicuramente a Vittorio Bertola del Movimento 5 stelle, titolare di un proprio blog (http://bertola.eu) che viene tradotto anche in piemontese e aggiornato su tutti i pensieri e gli spostamenti di Bertola. Il candidato del movimento di Beppe Grillo può contare anche su una proprio profilo Facebook, dove interagisce con i suoi 2000 amici, postando foto e video. Di Bertola si occupa anche www.movimentotorino.it, il sito del Moviemento 5 stelle del capoluogo piemontese e la relativa pagina Twitter.

In seconda posizione troviamo il candidato del Pd, Piero Fassino. Oltre al profilo Facebook – seguito da 5000 persone e abbastanza istituzionale e partecipato – e due pagine a lui dedicate, Fassino ha un proprio sito internet molto ricco, che contiene dal programma elettorale agli appuntamenti. Dawww.pierofassinosindaco.it è possibile accedere anche alla webtv, neonato strumento di informazione sulla città di Torino e sulle iniziative del candidato di centrosinistra.

Del candidato del Pdl, Michele Coppola, si può dire che è ben fornito tecnologicamente ma interagisce poco. Coppola ha infatti un profilo e due pagine Facebook, un profilo Twitter e un canale Youtube, ma il materiale postato è interamente “istituzionale” e chiaramente gestito da altri. Esiste anche un sito internet, www.michelecoppola.com, che serve però soltanto come pagina pubblicitaria.

Alberto Musy, candidato del Terzo Polo, ha una propria pagina web (www.musysindaco.it) e un profilo Facebook creato da poco, con 500 amici e dove interagisce abbastanza.
Giacinto Marra di Azzurri Italiani, partito nato sul territorio piemontese e fondato dallo stesso candidato sindaco, ha due pagine su Facebook (una personale e una “Marra Sindaco di Torino 2011”) ed è sostenuto anche dal sito internet del partito, www.azzurriitaliani.it.

Da questo momento in poi ci avviciniamo al podio dei “peggiori”. Il candidato di Fiamma Tricolore, Bruno Berardi, ha una pagina Facebook che piace a 48 persone e dove non ci sono nemmeno le sue foto.Claudio Marchesino, candidato per PLI e per il Partito socialista democratico italiano, ha solo un profilo Facebook dove però scrivono più gli amici di lui mentre Daniele De Betto del Partito comunista dei lavoratori è sprovvisto di qualsiasi mezzo di collegamento con il mondo della rete.

fonte: http://futura.unito.it/

 

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Il capoluogo subalpino è ora una metropoli che sta vivendo un vero e proprio “risorgimento” post-industriale, dopo un decennio di profonde trasformazioni urbanistiche e socio-politiche che precorrono ancora una volta la nuova società italiana. Come scrivono cronache recenti, il cuore industriale piemontese è diventato teatro di eventi di portata mondiale che hanno indotto interi quartieri a cambiare pelle, vocazione, addirittura struttura urbanistica.

Dalla metà degli anni ’90, la nostra città ha visto la trasformazione del Quadrilatero Romano, ora sede di numerosi locali “trendy”, seguita in breve tempo da buona parte del quartiere di San Salvario, oltre al notevole sviluppo e alla diffusione di locali “cool” nella zona dei “Murazzi” del Po, di piazza Vittorio Veneto,  del parco del Valentino.

In questo modo ha messo radici nella nostra città la cosiddetta “movida”, ossia quella particolare situazione di animazione, divertimento e vita notturna giovanile presente all’interno di molte altre metropoli europee, sconosciuta prima di allora a “Fiatopoli”.

Nel corso del mio mandato di assessore con delega alla Polizia Municipale mi sono occupato spesso di questo fenomeno sociale che ha caratterizzato quindi buona parte del mio lavoro di pubblico amministratore, consentendomi di conoscere risorse e problematiche da essa alimentate.

Se ora Torino è considerata una città a “misura di giovane”,  dinamica, plurale, multiculturale e multietnica lo dobbiamo anche alla tanto vituperata movida.

Inoltre, è importante sottolineare che molti quartieri hanno visto diminuire gli episodi di microcriminalità mettendo in atto un’ importante riqualificazione del tessuto urbano, proprio grazie al suo avvento.

Va da sé però che una simile trasformazione comporta anche dei disagi: il mio operato è andato nella direzione di una mediazione fra gli interessi delle parti in causa.

Negli ultimi due anni sono stati numerosi e proficui, anche se non sempre facili da gestire, gli incontri che ho organizzato con i cittadini, i gestori dei locali, i comitati spontanei, agenti e ufficiali della polizia municipale. E’ importante inoltre dialogare con i veri protagonisti del fenomeno: i nostri ragazzi, i giovani, le nuove generazioni che incontrano troppi ostacoli nel dialogo con gli adulti. Un dialogo spesso negato, oppure sterile e stereotipato.

Mi impegno affinché questo scambio di esperienze non si interrompa, ma cresca e si sviluppi: con ascolto, sensibilità, condivisione delle problematiche e tanta pazienza la nostra città avrà finalmente una movida a misura di cittadino. Per Torino, la giovane Torino.


 

 

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Il capoluogo subalpino è ora una metropoli che sta vivendo un vero e proprio “risorgimento” post-industriale, dopo un decennio di profonde trasformazioni urbanistiche e socio-politiche che precorrono ancora una volta la nuova società italiana. Come scrivono cronache recenti, il cuore industriale piemontese è diventato teatro di eventi di portata mondiale che hanno indotto interi quartieri a cambiare pelle, vocazione, addirittura struttura urbanistica.

Dalla metà degli anni ’90, la nostra città ha visto la trasformazione del Quadrilatero Romano, ora sede di numerosi locali “trendy”, seguita in breve tempo da buona parte del quartiere di San Salvario, oltre al notevole sviluppo e alla diffusione di locali “cool” nella zona dei “Murazzi” del Po, di piazza Vittorio Veneto,  del parco del Valentino.

In questo modo ha messo radici nella nostra città la cosiddetta “movida”, ossia quella particolare situazione di animazione, divertimento e vita notturna giovanile presente all’interno di molte altre metropoli europee, sconosciuta prima di allora a “Fiatopoli”.

Nel corso del mio mandato di assessore con delega alla Polizia Municipale mi sono occupato spesso di questo fenomeno sociale che ha caratterizzato quindi buona parte del mio lavoro di pubblico amministratore, consentendomi di conoscere risorse e problematiche da essa alimentate.

Se ora Torino è considerata una città a “misura di giovane”,  dinamica, plurale, multiculturale e multietnica lo dobbiamo anche alla tanto vituperata movida.

Inoltre, è importante sottolineare che molti quartieri hanno visto diminuire gli episodi di microcriminalità mettendo in atto un’ importante riqualificazione del tessuto urbano, proprio grazie al suo avvento.

Va da sé però che una simile trasformazione comporta anche dei disagi: il mio operato è andato nella direzione di una mediazione fra gli interessi delle parti in causa.

Negli ultimi due anni sono stati numerosi e proficui, anche se non sempre facili da gestire, gli incontri che ho organizzato con i cittadini, i gestori dei locali, i comitati spontanei, agenti e ufficiali della polizia municipale. E’ importante inoltre dialogare con i veri protagonisti del fenomeno: i nostri ragazzi, i giovani, le nuove generazioni che incontrano troppi ostacoli nel dialogo con gli adulti. Un dialogo spesso negato, oppure sterile e stereotipato.

Mi impegno affinché questo scambio di esperienze non si interrompa, ma cresca e si sviluppi: con ascolto, sensibilità, condivisione delle problematiche e tanta pazienza la nostra città avrà finalmente una movida a misura di cittadino. Per Torino, la giovane Torino.


 

 

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di Carlotta Rizzi

Utilizzato per parecchi anni solo più come cinema, ilTeatro Cuore ritrova la sua vocazione teatrale, offrendo il palcoscenico agli artisti del territorio e alla città un nuovo spazio culturale. Un teatro popolare, che proporrà spettacoli e momenti di aggregazione alla portata di tutti i cittadini.
A gestire il teatro, con il patrocinio di provincia di Torino, Comune di Torino e Circoscrizione 8, ci penserà la compagnia Affetti Collaterali, che ha raccolta la sfida grazie all’esperienza maturata in più di dieci anni di attività teatrale, legata all’impegno di sensibilizzare il pubblico inserendo nei propri spettacoli attori affetti da disabilità.
Molteplici ed eterogenee le tipologie di spettacolo, ma sempre accomunate dall’elevata qualità degli interpreti. Si parte dal musicale folk-revival dei Frati Meridiani per arrivare alla prosa: le commedie tragicomiche di Affetti Collaterali, classici come il Don Camillo di Guareschi, le incursioni nel dialettale napoletano di Eduardo e in quello piemontese di Macario, fino alle atmosfere pulp del Calapranzi di Pinter.

«Una sfida impegnativa che stiamo affrontando con passione» racconta Carlotta Bisio, direttrice artistica di Affetti Collaterali. «Il nostro prossimo obiettivo è il coinvolgimento delle scuole del quartiere, intendiamo stimolare la curiosità e l’apprendimento dei ragazzi attraverso la proposta di spettacoli che possano integrarsi con le loro attività didattiche. Ma vogliamo anche trasmettere un messaggio sociale molto importante: la vita delle persone cosiddette “normali” e di quelle diversamente abili‚ può integrarsi e arricchirsi reciprocamente senza pregiudizi di sorta. Il teatro è una preziosa forma d’arte, in grado di portare la cultura del cambiamento e far germogliare nei giovani l’accettazione della diversità, all’interno di quel fertilissimo orto che è la scuola».
Il prossimo spettacolo che andrà in scena venerdì 1 aprile si intitola Addio mondo crudele, della compagnia Affetti Collaterali.

fonte: http://www.localport.it/eventi/notizie/editoriale_espanso.asp?N=8105

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di Alessandro Porro

 

<Rivogliamo il nostro ospedale, un centro di cura eccellente e grande risorsa, e non problema per Torino e i suoi abitanti>. Non bastano le parole a definire la preoccupazione che accompagna la quotidianità dei residenti di San Salvario che giovedì sera hanno discusso sul futuro del Valdese nel corso del consiglio di circoscrizione. La paura che possa diventare la “ruota di scorta” della sanità torinese ha portato residenti, commercianti e anche medici a dire <qualcuno ci aiuti a non perdere una risorsa eccellente della nostra sanità>.

A dare man forte al grido di aiuto è la stessa raccolta firme: ad oggi ne sono state raccolte 1.500 dal comitato Pro Ospedale Valdese. E c’è chi dice che il numero salirà a 3.500. Missione: salvare un ospedale in grado di fare grandi numeri: 4 mila chemioterapie all’anno, 200 interventi chirurgici a settimana, 2mila interventi oculistici l’anno e 450 interventi di senologia nel 2010. Tanto per citarne alcuni. <Uno dei problemi riguarda i contratti dei service operanti in specialità come ortopedia, oculistica, neurologia, chirurgia della mano che se non venissero rinnovati causerebbero una diminuzione della forza lavoro importante in ospedale> dice un firmatario. <Il Valdese è stato progressivamente declassato a centro unificato prenotazioni e ad ospedale per la degenza solo nei giorni feriali, infatti sabato e domenica resta chiuso. E poi ha perso la cardiologia riabilitativa e la medicina> puntualizza un altro.

Preoccupa poi la ristrutturazione prevista per l’ala di via Berthollet e al secondo piano causando la riduzione dei posti letto. <Così i pazienti sono costretti a rivolgersi ad altri ospedali>.

Inolte il Valdese è dotato soltanto di 50 posti letto e buona parte dei suoi ambulatori e specialità sono stati trasferiti all’Oftalmico. <La percezione è che, con i tagli alla sanità, si punti a ridimensionare ulteriormente le funzioni dell’ospedale fino a dismetterlo completamente>.

L’assessore alla Sanità Caterina Ferrero puntualizza che le voci che sussurrano una chiusura dell’ospedale sono infondate. Ma intanto tra i cittadini c’è la <necessità di avere risposte concrete e di trovare interlocutori che abbiano voglia di impegnarsi per il Valdese>.

da http://alexporro.wordpress.com/


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“Torino citta’ aperta” e’ questo lo slogan con cui Juri Bossuto, 46 anni ex consigliere regionale e sostenitore del movimento No Tav, ha presentato oggi la sua candidatura a sindaco di Torino per la Federazione della sinistra. “Crediamo in un modello di sviluppo diverso della citta’ – spiega Bossuto – e’ ora di ripensare Torino, ripartire dai lavoratori e da una nuova gestione delle periferie per evitare diventino future banlieu”. La Fds presentera’ proprie liste anche per le dieci circoscrizioni cittadine che andranno al voto il prossimo 15 di maggio. Presente a sostenere Bossuto anche l’ex ministro Paolo Ferrero: “Vogliamo costruire un polo della sinistra diverso – dice Ferrero – perche’ al momento e’ molto difficile vedere differenze tra i candidati sindaci di tutti gli schieramenti: hanno le stesse idee su Marchionne e la Fiat, sul federalismo, ecc. L’idea con cui si e’ governata Torino fino ad oggi, in subalternita’ ai poteri forti – prosegue – non funziona”. Sulla probabile campagna per il voto utile, Ferrero precisa “Con il doppio turno non ha senso. Il voto alla Federazione della sinistra ha invece una doppia valenza: non e’ solo contro la destra – conclude – ma servira’ a ricostruire una vera sinistra”. (Adnkronos)

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“Torino citta’ aperta” e’ questo lo slogan con cui Juri Bossuto, 46 anni ex consigliere regionale e sostenitore del movimento No Tav, ha presentato oggi la sua candidatura a sindaco di Torino per la Federazione della sinistra. “Crediamo in un modello di sviluppo diverso della citta’ – spiega Bossuto – e’ ora di ripensare Torino, ripartire dai lavoratori e da una nuova gestione delle periferie per evitare diventino future banlieu”. La Fds presentera’ proprie liste anche per le dieci circoscrizioni cittadine che andranno al voto il prossimo 15 di maggio. Presente a sostenere Bossuto anche l’ex ministro Paolo Ferrero: “Vogliamo costruire un polo della sinistra diverso – dice Ferrero – perche’ al momento e’ molto difficile vedere differenze tra i candidati sindaci di tutti gli schieramenti: hanno le stesse idee su Marchionne e la Fiat, sul federalismo, ecc. L’idea con cui si e’ governata Torino fino ad oggi, in subalternita’ ai poteri forti – prosegue – non funziona”. Sulla probabile campagna per il voto utile, Ferrero precisa “Con il doppio turno non ha senso. Il voto alla Federazione della sinistra ha invece una doppia valenza: non e’ solo contro la destra – conclude – ma servira’ a ricostruire una vera sinistra”. (Adnkronos)

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