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Archive for febbraio 2011

 

Il dato finale relativo all’affluenza è di 53.185. La dichiarazione del segretario del Partito Democratico di Torino Paola Bragantini: “Ha vinto la Città, il Centrosinistra e soprattutto il Partito Democratico”.

Piero Fassino  è stato dichiarato vincitore con 29.297 voti, corrispondenti al  55,28% dei consensi. Seguono: Davide Gariglio con 14.516 corrispondenti al 27,39%,  Gianguido Passoni con 6.585 voti, corrispondenti al 12,42%, Michele Curto con 2.199 voti corrispondenti al 4,15% e Silvio Viale con 405 voti, corrispondnti allo 0,76%. Schede nulle 120 (0,22%) schede bianche 63 (0,12%).

 

 

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E’ stato presentato stamane nella Commissione consiliare Torino 2011 il programma cittadino della Notte Tricolore in programma tra il 16 e il 17 marzo.

La grande festa cittadina inizierà verso le ore 18 del 16 marzo per consentire anche a coloro che in quelle ore usciranno dal lavoro di partecipare all’inizio dei festeggiamenti.

Saranno aperti i musei e le gallerie d’arte, i teatri cittadini, ma anche molti bar e ristoranti potrebbero essere coinvolti in un orario di servizio più lungo dell’ordinario.

Il cuore della festa torinese saranno le più famose piazze della città, una dedicata a ognuna delle altre 7 Provincie piemontese.

Ma sarà piazza Vittorio il fulcro della nottata. Dalle 21.30 andrà in scena lo spettacolo teatrale “Ricordi di scuola”, poi la serata continuerà con la musica. Le diverse Regioni italiane saranno rappresentate da importanti artisti come Pino Daniele per la Campania, Irene Fornaciari per l’Emilia Romagna, Lou Dalfin per il Piemonte, Beppe Dettori dei Tazenda per la Sardegna, Siria per il Lazio, Davide Van De Sfroos per la Lombardia. Nella notte, lungo il ponte Vittorio Emanuele I, si terrà lo spettacolo pirotecnico. E’ previsto un collegamento della Rai.

Piazza San Carlo ospiterà le iniziative della provincia di Torino, piazza Castello quelle delle Provincie di Novara e Cuneo, piazza Carlo Alberto quelle di Asti, piazza Palazzo di città di Alessandria, piazza Cln e via Roma quelle di Biella, piazza Carignano quelle del Verbano Cusio Ossola. E infine via Lagrange ospiterà le iniziative della provincia di Vercelli.

Durante al presentazione della Notte Tricolore sono state confermate le due giornate di visita a Torino del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il 18 e 19 marzo. Il 18 Napolitano interverrà (tra le ore 11 e le ore 12) alla cerimonia ufficiale del teatro Regio. Poi in successione sarà a Palazzo Madama, alla reinaugurazione del museo del Risorgimento, alla Gam, alla reinaugurazione della mostra alle ex Ogr e, la sera, tornerà al Regio per la rappresentazione dei Vespri Siciliani, dedicata alla ricorrenza dei 150 anni dall’unità d’Italia.

Il 19 parteciperà alla reinaugurazione del museo dell’Automobile, della mostra di Venaria dedicata ai 150 anni dall’unità d’Italia, mentre la sera sarà al teatro Gobetti per lo rappresentazione delle Operette morali di Giacomo Leopardi.

(R.T.) – Ufficio stampa del Consiglio comunale

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Luca Telese: Parola di Fassino

 

Ieri sono stato a Torino per seguire la vicenda della Bertone, dove si profila “la terza guerra contrattuale” di Marchionne. C’era l’assemblea degli operai, anche lì la Fiat vuole imporre “il contratto Pomigliano”, prendere o lasciare altrimenti a casa, anche lì è successo di tutto: su questo ho scritto un articolo che trovate sul sito e sul giornale di oggi (e abbiamo girato un servizio che vedrete stasera a In Onda).

Ma non è di questo che voglio parlare. A Torino ci sono anche le primarie per scegliere il nuovo sindaco, e di sera sono andato a fare un’intervista pubblica a uno dei candidati (che fra l’altro ha un profilo politico-culturale diverso dal mio, visto che viene dalla tradizione cattolica), si chiamaDavide Gariglio. Non lo conoscevo e non l’avevo mai incontrato, mi ha chiesto se ero disposto a fargli un’intervista pubblica, e gli ho risposto: “Sappi che se vengo ti farò qualsiasi domanda, una intervista vera”. Mi ha risposto: “Non chiedo di meglio, affare fatto”. Gli ho posto davvero tutte le domande immaginabili, comprese quelle sulle voci che in questa campagna elettorale un po’ velenosetta hanno messo in giro su di lui. Che da amministratore della società dei trasporti avrebbe fatto lo zar, che ci sarebbe per lui un soccorso azzurro dell’ex democristiano Vito Bonsignore, pronto a far votare gli uomini del Pdl per lui. Se lo avessi fatto con Fassino mi avrebbe fatto sparare. Lui invece ha risposto a tutto in modo molto convincente, senza scomporsi, con passione.

Conosco anche un altro candidato a quelle primarie. Si chiama Michele Curto, è un trentenne, viene dalla scuola del gruppo Abele e di Don Ciotti, e stato lanciato in pista da Giorgio Airaudo. Curto me lo sono ritrovato la mattina davanti alla Bertone, che distribuiva arance (cioè vitamine, il simbolo della sua campagna elettorale) davanti ai cancelli della fabbrica. Un trentenne e un quarantenne molto diversi, ma con un grande radicamento intorno a loro: giovani, volontari, ragazzi, entusiasmo. Mi sono detto: ci vuole questa carica per dare risposte a una città del terzo millennio.

Stamattina sono tornato in redazione, a Il Fatto. Il nostro caporedattore, Nuccio Ciconte – che ha passato una vita a Torino e un’altra a L’Unità – ha sgranato i suoi grandi occhi azzurri e mi ha detto:“Ma cosa hai fatto? Sei andato a intervistare il candidato anti-Fassino?”. Era quasi indignato. Gli ho risposto sì. Mi ha detto: “Ma pensi che Gariglio sia una mammoletta o un santo?”. Gli ho detto:“No. Ma penso che sia molto meglio di Fassino. E ho provato a spiegargli perché credo che sarebbe una iattura la vittoria dell’ex segretario dei Ds (sostenuto da Repubblica La Stampa e da tutti i poteri forti della città). Gariglio e Curto spiegano che cambierebbero classe dirigente. Fassino si è fatto celebrare da un parterre du roi di banchieri e imprenditori di cui il più giovane avevasessantacinque anni, e in cui tutti stringevano le leve di un qualche potere. Fassino, quando parla della Fiat, pare che si metta sull’attenti e quando gli chiedono cosa pensi di Marchionne dice, con una banalità sconvolgente: “So che è l’amministratore delegato della Fiat” (geniale). A Oxford si dice: grazie al c…

Ecco, per spiegare come conti la questione anagrafica, basti dire che Curto è giustamente molto critico sulla Fiat e continua a chiedere notizie dei fantomatici piani industriali e dei modelli che ballano e scompaiono come lucciole. E che persino Gariglio, che dovrebbe essere di centro, e sostenuto dalla Cisl, dice pubblicamente: “Nel 2003 abbiamo dato miliardi di euro alla Fiat a patto che mantenesse la produzione della Punto a Mirafiori. Bene, dopo sei mesi – cito dalle cronache del nostro bravissimo Stefano Caselli – quella produzione non c’era più”. Ho chiesto a Gariglio cosa fosse accaduto se Fassino, teoricamente più di sinistra, era sdraiato sul Lingotto, mentre lui, teoricamente filo-Cisl, era così critico. Mi ha risposto così: “Primo: Fiat o non Fiat, un sindaco deve fare l’interesse della sua città, e se la Fiat delocalizza non fa l’interesse della città. Secondo – sorriso – al contrario di Fassino io non appartengo alla categoria dei convertiti, non ho nulla da farmi perdonare”. Perfetto, direi.

Chiudo con tre cose su Fassino, che seguo come cronista da tanti anni. Ha più di sessantanni, ha fatto sette legislature, ha fatto il segretario di partito. E’ di quelli che non riesce a staccare la spina nemmeno se lo tirano giù con la Gondrand. Come gli altri gerontocrati del Pd, non concepisce l’idea di non avere una scorta, un ufficio, una segretaria e un adetto stampa. E rischia di fare un altro pasticcio, come Rutelli a Roma, la cui candidatura nel 2008 era chiaramente improponibile, senza bisogno di andare a votare. Ieri Fassino ha annullato la chiusura della campagna elettorale invocando il rispetto per i morti il Libia e in polemica con Gariglio: “Non mi pare religioso fare un concerto mentre c’è una crisi”. Sono rimasto allibito: ho pensato che Fassino ha stretto le mani di Gheddafi da viceministro con deleghe sulla politica estera, e non si è fatto nessuno scrupolo quando si è trattato di votare il trattato di amicizia italo-libico in parlamento (dove solo Furio Colombo e Andrea Sarubbi hanno avuto il coraggio di opporsi alla legge dei petrodollari che non puzzano). Avesse almeno il buon gusto di tacere, no?

Ieri ha fatto di più. Siccome Gariglio ha pubblicato il video con Moretti che diceva (a lui e Rutelli)“Con questi qui non vinceremo mai!” (parole sante), ha detto minaccioso: “Spero che non lo voglia fare”. E perchè mai non avrebbe dovuto? Era una pubblica manifestazione, mica un video porno. Repubblica Torino, sdraiata su Fassino, ha chiesto a Moretti cosa pensasse. E lui: “Non ne so nulla” (cos’altro avrebbe dovuto dire?). Ma il titolo di oggi – scuola di giornalismo! – era un incredibile esempio di disinformazione: “Da Moretti stop a Gariglio: Non strumentalizzatemi” (Ma che si sono fumati?).

Infine un ricordo. Sei anni fa, venni chiamato da Luca Iosi a presentare una serata in cui si celebrava, simbolicamente, un patto generazionale anti-nonnistico. Fassino venne lì a sottoscrivere volontariamente questo impegno: “Non assumerò ruoli apicali e responsabilità politiche dirette dopo i sessant’anni. Mi impegno a lasciare i ruoli di leadership continuando ad offrire l’apporto nei ruoli di vice, di saggio, di consulente”. Adesso, spiegando la sua candidatura, ha detto:“Lo faccio per promuovere i giovani”. Come no, parola di Fassino.

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correva l’anno 2010

I ruoli politici li ho ricoperti: ho vinto due volte le elezioni, due volte non è finita bene», rammenta a chi ha dimenticato che è caduto sotto il «fuoco amico». «È giusto che altri facciano questo mestiere diretto», ha aggiunto. Ma Prodi invita a guardare avanti: «Ho una enorme fiducia nei giovani – spiega – vedrete che qualcuno salta fuori». Però basta con la litania di far loro spazio: «Lo spazio – ha detto – se lo devono fare da soli. Quando mai qualcuno lo lascia lo spazio. Il politico di mestiere deve essere cacciato a calci». Il Professore a questo punto pungola i giovani: «L’idea che siamo noi a pescare i giovani – ha incalzato – non la vedo. Vedo una banda di ragazzotti che si fa largo.

Se succede, c’è un godimento fantastico. L’idea che c’è un coltello che buca la crosta e escono i giovani non lo vedo». Piuttosto i giovani sappiano che il vecchio politico non molla: «Il potere – ha concluso – devono fartelo abbandonare». E quando Celestino V abdicò, ricorda il Professore, Dante lo accusò di «viltà». «C’è una storia di cooptazione» nel centrosinistra a cui i giovani si sono adeguati, ammette il quarantenne Francesco Boccia. «Non hanno avuto coraggio», concorda Debora Serracchiani, che pure ha corso e vinto per le primarie alla Regione. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, rivendica comunque il ruolo nel ringiovanimento del partito: nella sua segreteria ci sono tutti quarantenni. E poi il Pd ha «segretari regionali che all’80% sono quarantenni»; in più «ottomila dei diecimila amministratori sono tra i 30 e i 40 anni».

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di Fabiana Mastrodicasa


Guardate lì dietro. Dietro quella serie di sospetti, intrighi, articoli e malumori. Lì dietro ci sono state le vere primarie. Quelle fatte dai candidati nei mercati, nelle bocciofile, nelle discoteche. In ogni incontro c’è stata una storia di rabbia, o speranza, o delusione, o gioia. A volte tutte queste cose insieme. Si è sentito il boato delle vite che scorrono da Mirafiori al Liceo Cavour, da Porta Palazzo ai Murazzi. Arrigo Levi diceva che Torino ha un’anima complessa. Torino, spiegava il giornalista, è una città operaia, è la città della Fiat. E’ una città italiana, ma anche una città alpina, che guarda alla Francia e all’Europa. E’ la città di Gobetti, di Einaudi, di Bobbio, di Gramsci e dell’«Ordine nuovo», è la città comunista e la città liberale. Torino, raccontava Levi, col suo carattere, la sua sobrietà, la sua serietà, non si apre e non si dà tanto facilmente, ma ti accetta quando si convince che impersoni i suoi stessi valori: l’impegno nel lavoro, una forte cultura civica, un senso del dovere che ti compete per la parte che hai nella vita della città. Gariglio è così. Non fa promesse, ma fatti, come quando ha realizzato la metropolitana. Cerca di capire ogni punto di vista e di trovare una mediazione, come quando era Presidente del Consiglio Regionale. Per questo Gariglio può essere un ottimo Sindaco di una città senza tempo che guardi al futuro.

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”Mi sembra scorretto fare il bel gesto di sospendere una manifestazione per mettere in difficolta’ gli altri candidati quando vi e’ gia’ una manifestazione convocata per domani dalle associazioni Liberta Eguale e Adelaide Aglietta che Fassino ha ignorato e alla quale ha aderito anche Sel”. Cosi’ Silvio Viale, presidentedei Radicali Italiani e candidato alle primarie del centro sinistra per la scelta del sindaco di Torino, commenta la decisione di Fassino di sospendere, domani sera, la manifestazione di chiusura delle primarie. ”Dica piuttosto – aggiunge Viale – se voterebbe ancora il patto di amicizia con Gheddafi e se non sia il caso di sospenderlo unilateralmente” ”Io terrei distinte la questione delle primarie e le esigenze di mobilitazione sulla Libia -prosegue – proporre di dare i soldi che avanzeranno dalle spese per le primarie al popolo libico e’ un bel gesto che lava la coscienza ma non sposta la questione centrale. Oggi – conclude – le questioni sul tappeto sono la revoca unilaterale del trattato di amicizia con la Libia e l’istituzione di una no-fly zone contro i raid libici”.

(Adnkronos)

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Il comma 9-ter, introdotto dal Senato, introduce una norma interpretativa relativa alla corresponsione dei gettoni di presenza ai consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane.

L’art. 82, comma 2, terzo periodo (come modificato dall’art. 5, comma 6, lett. a), DL n. 78/2010) prevede che nessuna indennità è dovuta ai consiglieri circoscrizionali, ad eccezione dei consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane, per i quali l’ammontare del gettone di presenza non può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità prevista per il rispettivo presidente.

Il comma 9-quater stabilisce che, agli effetti di tale disposizione, per città metropolitane, si devono intendere, dall’entrata in vigore della legge di conversione, i comuni capoluogo di regione individuati quali città metropolitane dagli artt. 23 e 24 della legge n. 42/2009 (legge delega sul federalismo fiscale), ossia i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, nonché Roma capitale.

fonte: http://www.stefanoesposito.net/

 

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