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Archive for gennaio 2011

 

 

Da La Repubblica di oggi

La lista Castellani centra l’en plein – Fassino Gariglio e Viale dicono sì

di Diego Longhin

 

…Le idee, le analisi e le proposte raccolte dal gruppo che fa capo a Castellani sono state l’occasione per i candidati di confrontarsi con le questioni principali che i torinesi mettono sul tavolo: lavoro, sicurezza, periferie. Problemi che si intrecciano e che sono più sentiti nella zona Nord della città, oltre corso Regina Margherita, ideale spartiacque tra la Torino che sta meglio e quella che sta peggio, dove i problemi sociali sono più sentiti. Gariglio ha puntato sul “modello San Salvario”, quartiere che 15 anni fa era il simbolo del degrado a livello nazionale, “ora è tra i più sicuri di Torino – dice perché si è lavorato per migliorare la qualità della vita, partendo anche dalle cose piccole, quotidiane, come la buca sotto casa. Cose che sono quelle poi percepite dai cittadini: l’obbiettivo è estendere questo modello a tutta la città.

 

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Dopo il no di Francesco Profumo e quello di Giorgio Airaudo, persone che stimo e che avevo coinvolto per costruire insieme un progetto condiviso per Torino, oggi anch’io mi trovo costretto a rinunciare alla candidatura a sindaco per le primarie del centrosinistra. La mia storia politica è certamente diversa da quella di Profumo e di Airaudo, ma in comune abbiamo l’idea che il candidato non dovesse essere solo espressione diretta di un partito, quanto piuttosto forte di una legittimazione “civica”. Per questo, sin dall’inizio, ho contestato le regole del pd, che pretendevano che io mi sottoponessi a una conta interna di iscritti. Cosa ben diversa è il legittimo e auspicabile dibattito aperto e pubblico di partito, dove valgono gli argomenti, piuttosto che le tessere. Ho sempre ritenuto che la coalizione di centrosinistra avrebbe dovuto chiedere ai candidati, a tutti i candidati, di misurarsi prima di tutto con il gradimento dei cittadini elettori, rendendo pubbliche le forze della città disponibili ad appoggiare le candidature emerse. In questo senso ho raccolto le adesioni di oltre duemila cittadini, che ringrazio. Ero anche pronto a richiedere le altre tremila sottoscrizioni previste dal regolamento. Per tutta risposta, mi è stato chiesto di uscire dal pd, pratica che in questi anni hanno adottato molti dirigenti, che, come da una porta girevole, uscivano per poi rientrare. E’ chiaro l’obiettivo: pormi fuori dal pd. Mi si vuole anche fuori dalla coalizione, attraverso una bocciatura collettiva, ispirata da un solo partito: il mio. Io non ho alcuna intenzione di lasciare il pd e di mettermi fuori dalla coalizione. Per questo, registrata l’assoluta indisponibilità da parte di tutti i partiti che compongono il tavolo della coalizione ad ammettermi alle primarie del centrosinistra, ribadisco la mia intenzione di ritirare la candidatura e confermo la mia lealtà verso gli elettori del centrosinistra, a cui non farò mai mancare il mio contributo. Roberto Tricarico

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Una breve analisi dei video di presentazione dei due candidati del PD presi dai loro rispettivi siti.

Due modi di fare politica, due immagini diverse, due modi di presentarsi alla città: inquadrature, citazioni, postura, l’Io di Piero Fassino contro il Noi di Davide Gariglio.

I due video qui sopra saranno i leitmotiv che accompagneranno i due candidati nella loro campagna elettorale che da qui al 27 febbraio ci porterà alla scelta del futuro Sindaco di Torino.

Partendo dalla sigla non a caso “People Have the Power” di Patti smith, per Davide ad una appena accennata canzone di Ligabue quasi impossibile da riconoscere per Fassino.

Riprese non perfette quelle fatte al consigliere Regionale, qualità dell’immagine più scadente, alcune inquadrature non particolarmente attente, un volto sempre in primo piano, barba incolta, affaticato dal tour de force di questi giorni, ma occhi pieni di energia ed entusiasmo.

Le inquadrature fatte per l’ex Ministro sono chiare ed inequivocabili: tutto nero, telecamera fissa, silenzio reverenziale in sala. Da una parte c’è il candidato sindaco e dall’altra la telecamera.

Provate a togliere l’audio e a riguardare i video.

I contenuti dei due interventi divergono in modo sostanziale e formale:

Fassino:

Primo minuto dedicato alle primarie, al ruolo fondamentale del sindaco e all’importanza di Torino: “ prima tappa il 27 febbraio,…voto amministrativo di metà maggio…il Sindaco è il capo della comunità…”.

Gariglio:

Primo minuto di intervento “ dobbiamo fare squadra, dobbiamo fare squadra, dobbiamo fare squadra, quando tu ci credi la gente ci crede, parte un treno inarrestabile che arriva a destinazione.”

Il resto dell’intervento di Fassino è rivolto principalmente alla Fiat e al mondo del lavoro, al precariato e al malessere dei lavoratori, alla globalizzazione e alla competizione sui costi. Un minuto e mezzo su integrazione e stranieri e poi chiusura ricordando ancora, come in apertura, l’importanza del 27 Febbraio.

L’intervento di Gariglio prosegue parlando di speranza, di gente normale, e di una Torino che può vincere la sfida. Poi un’apertura al mondo dei giovani e dei cosiddetti rottamatori, usando termini a loro cari come “andare oltre, guardare oltre” con un chiaro riferimento a Renzi e a Firenze. “Insieme saliremo sulla montagna, insieme guarderemo oltre,  insieme potremo farcela”

Ed infine la chiusura, quasi un marchio di fabbrica su questa campagna elettorale:

Fassino quasi immobile incoronato da Chiamparino.

Gariglio in ginocchio in mezzo alla gente, tra strette di mano e cartelli giallo-blu .

p.s. Guardate come si è presentato Obama alle primarie del 2008 anche in quel caso svolte a Gennaio.

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Un bellissimo blog su Torino:

 

Sono nato a Torino nel 19.., da genitori immigrati. Ho trascorso l’infanzia in periferia, soggiogato da uno schermo televisivo. Il mio sangue operaio mi spinse a lavorare presto, prima che cominciassi a conoscere la città. Il tempo è trascorso. Oggi vivo felice in un territorio meticcio, vibrante e macilento. Vi coltivo di notte il sublime piacere della scrittura, ne assaporo all’alba le febbricitanti pulsioni. Su Torino Anni ’10 condivido i rigurgiti insonni della mente, gli istinti interrotti della città. Amo Torino, la conosco: per creare ha bisogno di distruggere. Inventa il futuro scavando sotto terra. Sono sicuro, non morirà. Hassan Bogdan Pautàs

 

http://www.torinoanni10.com/

 

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Un bellissimo blog su Torino:

 

Sono nato a Torino nel 19.., da genitori immigrati. Ho trascorso l’infanzia in periferia, soggiogato da uno schermo televisivo. Il mio sangue operaio mi spinse a lavorare presto, prima che cominciassi a conoscere la città. Il tempo è trascorso. Oggi vivo felice in un territorio meticcio, vibrante e macilento. Vi coltivo di notte il sublime piacere della scrittura, ne assaporo all’alba le febbricitanti pulsioni. Su Torino Anni ’10 condivido i rigurgiti insonni della mente, gli istinti interrotti della città. Amo Torino, la conosco: per creare ha bisogno di distruggere. Inventa il futuro scavando sotto terra. Sono sicuro, non morirà. Hassan Bogdan Pautàs

 

http://www.torinoanni10.com/

 

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Nel 2010, 48 capoluoghi di provincia hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. Ai primi posti per il PM10 Torino e Frosinone con 134 e 108 superamenti. Seguono Asti (98), Lucca (97), Ancona (96) e Napoli (95). Il dossier di Legambiente Mal’aria di città 2011 evidenzia la cronicità dell’emergenza smog italiana. Ecco perché nel weekend i volontari dell’associazione organizzeranno iniziative in difesa del diritto di respirare aria pulita.

Lo scorso anno, in 21 città i giorni fuori limite sono stati oltre 70, ovvero più del doppio ammesso dalla normativa. Maglia nera alla Pianura Padana, dove si sono concentrati 30 dei 48 capoluoghi fuorilegge. Questo il bilancio di PM10 ti tengo d’occhio, il monitoraggio in tempo reale di Legambiente e www.lamiaaria.it, riportato nel rapporto. Livelli d’inquinamento elevati, e sostanzialmente invariati rispetto agli anni precedenti, anche per gli ossidi di azoto e i microinquinanti come il benzo(a)pirene, potente cancerogeno presente anche in città industriali come Trieste e Taranto o altre in cui il traffico è il principale responsabile dell’inquinamento come Padova, Milano e Torino.

Una situazione confermata dai dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, che riporta ai primi posti della classifica delle città più inquinate Torino, Brescia e Milano, precedute solo da Plovdiv, in Bulgaria. Dall’Europa, che da due anni esorta il nostro governo a rispettare i limiti imposti dalla normativa comunitaria, è arrivato, inoltre, un monito formale. Lo scorso novembre la Commissione europea ha deferito l’Italia presso la Corte di giustizia per non aver rispettato la direttiva sulla qualità dell’aria. Un provvedimento che riguarda un’area molto estesa del nostro Paese: oltre 52mila chilometri quadrati, distribuiti in 15 Regioni e 2 province autonome, in cui vivono oltre 30 milioni di persone. Bruxelles contesta al nostro Paese la mancanza di un piano nazionale d’interventi concreti, mirati a migliorare la qualità dell’aria nelle città italiane. Nonostante il governo italiano abbia approvato, ad agosto scorso, il Decreto legislativo n. 155/2010 in recepimento della Direttiva in materia di qualità dell’aria. Un provvedimento che, se da una parte, introduce nuovi limiti come quello per il PM2,5, dall’altra giustifica la mancanza d’interventi di riduzione dell’inquinamento in caso di costi sproporzionati. Allarga, inoltre, le maglie per il controllo del benzo(a)pirene, al punto che, per le ricadute sull’inquinamento atmosferico a Taranto, il decreto è stato definito “Salva Ilva”.

“Per curare la malattia cronica della cattiva qualità dell’aria e dell’inquinamento acustico – dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – non bastano interventi spot come la giornata nazionale della bicicletta o parziali limitazioni al traffico. Servono interventi più ampi e strutturali, dal contrasto all’auto privata al rilancio del trasporto pubblico, che deve essere appetibile per i cittadini tramite l’estensione delle corsie preferenziali e un’adeguata offerta dei km percorsi. Come ha osservato la Commissione europea – prosegue Muroni – in risposta alla richiesta di deroga avanzata dall’Italia per i superamenti di PM10, è necessaria una legge quadro sulla mobilità, che stabilisca criteri uniformi per i provvedimenti comunali e provinciali in modo da garantirne l’efficacia e la durata nel tempo insieme allo stanziamento di adeguate risorse economiche per la loro realizzazione”.

Le amministrazioni locali e il governo centrale non hanno, di fatto, ancora messo in campo azioni efficaci contro l’avvelenamento e l’intasamento dei centri urbani. La principale fonte d’inquinamento urbano deriva proprio dai trasporti, responsabili, ad esempio, del 50% delle polveri sottili a Roma e dell’84% degli ossidi di azoto a Napoli. I trasporti su strada emettono annualmente circa il 34,7% del PM10, il 55,5% del benzene, il 51,7% degli ossidi di azoto, il 43,1% del monossido di carbonio. L’industria siderurgica e petrolchimica produce il 75% degli ossidi di zolfo (SOx), il 31,5% degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e il 28,8% delle polveri sottili (PM10). Se si aggiungono le emissioni prodotte dai riscaldamenti domestici (il 18,7% delle polveri sottili e il 46% degli idrocarburi policiclici aromatici), il quadro delle cause della scarsa qualità dell’aria è completo. E in Italia, ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili.

Cattive notizie anche sul fronte dell’inquinamento acustico, un problema decisamente sottovalutato nelle città italiane. Solo 10 capoluoghi di provincia, infatti, si sono dotati di centraline fisse per il monitoraggio del rumore, 80 hanno effettuato qualche controllo nel 2009, spesso in seguito a segnalazioni di cittadini che vivono nei pressi di luoghi di svago o zone industriali e aeroporti e quindi non indirizzato a monitorare la principale causa di rumore, ovvero il traffico.

fonte: http://www.ecodallecitta.it/


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Nel 2010, 48 capoluoghi di provincia hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre i 35 giorni consentiti dalla legge. Ai primi posti per il PM10 Torino e Frosinone con 134 e 108 superamenti. Seguono Asti (98), Lucca (97), Ancona (96) e Napoli (95). Il dossier di Legambiente Mal’aria di città 2011 evidenzia la cronicità dell’emergenza smog italiana. Ecco perché nel weekend i volontari dell’associazione organizzeranno iniziative in difesa del diritto di respirare aria pulita.

Lo scorso anno, in 21 città i giorni fuori limite sono stati oltre 70, ovvero più del doppio ammesso dalla normativa. Maglia nera alla Pianura Padana, dove si sono concentrati 30 dei 48 capoluoghi fuorilegge. Questo il bilancio di PM10 ti tengo d’occhio, il monitoraggio in tempo reale di Legambiente e www.lamiaaria.it, riportato nel rapporto. Livelli d’inquinamento elevati, e sostanzialmente invariati rispetto agli anni precedenti, anche per gli ossidi di azoto e i microinquinanti come il benzo(a)pirene, potente cancerogeno presente anche in città industriali come Trieste e Taranto o altre in cui il traffico è il principale responsabile dell’inquinamento come Padova, Milano e Torino.

Una situazione confermata dai dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, che riporta ai primi posti della classifica delle città più inquinate Torino, Brescia e Milano, precedute solo da Plovdiv, in Bulgaria. Dall’Europa, che da due anni esorta il nostro governo a rispettare i limiti imposti dalla normativa comunitaria, è arrivato, inoltre, un monito formale. Lo scorso novembre la Commissione europea ha deferito l’Italia presso la Corte di giustizia per non aver rispettato la direttiva sulla qualità dell’aria. Un provvedimento che riguarda un’area molto estesa del nostro Paese: oltre 52mila chilometri quadrati, distribuiti in 15 Regioni e 2 province autonome, in cui vivono oltre 30 milioni di persone. Bruxelles contesta al nostro Paese la mancanza di un piano nazionale d’interventi concreti, mirati a migliorare la qualità dell’aria nelle città italiane. Nonostante il governo italiano abbia approvato, ad agosto scorso, il Decreto legislativo n. 155/2010 in recepimento della Direttiva in materia di qualità dell’aria. Un provvedimento che, se da una parte, introduce nuovi limiti come quello per il PM2,5, dall’altra giustifica la mancanza d’interventi di riduzione dell’inquinamento in caso di costi sproporzionati. Allarga, inoltre, le maglie per il controllo del benzo(a)pirene, al punto che, per le ricadute sull’inquinamento atmosferico a Taranto, il decreto è stato definito “Salva Ilva”.

“Per curare la malattia cronica della cattiva qualità dell’aria e dell’inquinamento acustico – dichiara Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – non bastano interventi spot come la giornata nazionale della bicicletta o parziali limitazioni al traffico. Servono interventi più ampi e strutturali, dal contrasto all’auto privata al rilancio del trasporto pubblico, che deve essere appetibile per i cittadini tramite l’estensione delle corsie preferenziali e un’adeguata offerta dei km percorsi. Come ha osservato la Commissione europea – prosegue Muroni – in risposta alla richiesta di deroga avanzata dall’Italia per i superamenti di PM10, è necessaria una legge quadro sulla mobilità, che stabilisca criteri uniformi per i provvedimenti comunali e provinciali in modo da garantirne l’efficacia e la durata nel tempo insieme allo stanziamento di adeguate risorse economiche per la loro realizzazione”.

Le amministrazioni locali e il governo centrale non hanno, di fatto, ancora messo in campo azioni efficaci contro l’avvelenamento e l’intasamento dei centri urbani. La principale fonte d’inquinamento urbano deriva proprio dai trasporti, responsabili, ad esempio, del 50% delle polveri sottili a Roma e dell’84% degli ossidi di azoto a Napoli. I trasporti su strada emettono annualmente circa il 34,7% del PM10, il 55,5% del benzene, il 51,7% degli ossidi di azoto, il 43,1% del monossido di carbonio. L’industria siderurgica e petrolchimica produce il 75% degli ossidi di zolfo (SOx), il 31,5% degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e il 28,8% delle polveri sottili (PM10). Se si aggiungono le emissioni prodotte dai riscaldamenti domestici (il 18,7% delle polveri sottili e il 46% degli idrocarburi policiclici aromatici), il quadro delle cause della scarsa qualità dell’aria è completo. E in Italia, ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle polveri sottili.

Cattive notizie anche sul fronte dell’inquinamento acustico, un problema decisamente sottovalutato nelle città italiane. Solo 10 capoluoghi di provincia, infatti, si sono dotati di centraline fisse per il monitoraggio del rumore, 80 hanno effettuato qualche controllo nel 2009, spesso in seguito a segnalazioni di cittadini che vivono nei pressi di luoghi di svago o zone industriali e aeroporti e quindi non indirizzato a monitorare la principale causa di rumore, ovvero il traffico.

fonte: http://www.ecodallecitta.it/


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