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Archive for novembre 2010

 

“La sai la prossima?”, il primo Humor Flash Mob, anima il quartiere più creativo della città: San Salvario si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto per attori e comici.
Venerdì 3 dicembre, a partire dalle 17.30, comici e attori improvvisano performance per promuovere il rilancio imprenditoriale di via Nizza (il progetto FaciliTo Nizza – Sostegno all’impresa). A seguire, fino alle 21, “aperitivo del buon umore” alla Casa del Quartiere di via Morgari 14.

Siete tutti invitati a mobilitarvi e a testimoniare l’orgoglio e la felicità di trascorrere il vostro tempo a San Salvario!

PORTATE UNA BARZELLETTA (o una storia divertente, un gesto, una smorfia…)!! 🙂

=> SPARGETE LA VOCE <=

Ci troviamo alle 17.30 tra via Nizza e Porta Nuova (angolo corso Vittorio): vi aspettiamo!

Vi aspettiamo!

Per informazioni:
http://www.sansalvario.org/evidenza.php?id=3

A cura di:
Laboratorio Creativo – www.laboratoriocreativo.com

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Care Concittadine e cari Concittadini, mi rivolgo a voi per dire una parola definitiva sull’ipotesi di “Profumo Candidato Sindaco di Torino”, perché  è direttamente  a voi  che  credo  sia  giusto  che  io parli.
Io sono molto onorato che una grande Città come Torino, nella quale non sono nato, ma dove ho studiato, vivo con la mia famiglia e lavoro con grande soddisfazione da molti anni, abbia pensato a me  come  futuro  Sindaco  della  Città,  attraverso  l’espressione  di  persone  della  cultura,  del  terzo settore, delle parti sociali, delle realtà imprenditoriali, degli studenti, della società civile in generale e della politica. Non sono certo di meritarlo, ma sono piacevolmente stupito e colpito dal fatto che, in  questi  ultimi  mesi,  molte  persone  (uomini,  donne,  giovani  e  anziani)  che  non  avevo  mai conosciuto  in precedenza, mi  fermino per strada e mi chiedano che cosa  io pensi della Torino del
futuro e se mi candiderò per diventare il Sindaco della Città. Nessuno mi ha mai parlato di partiti, di primarie e di rapporti tra Torino e Roma.
Una premessa è opportuna. Fin dall’inizio della querelle dissi che  io ero al mio secondo mandato come  Rettore  del  Politecnico,  che  avrei  terminato  nel  2013,  che  il  processo  di  rinnovamento dell’Ateneo non era ancora concluso e che mi sentivo impegnato verso i miei colleghi e gli studenti a portare a termine il mio lavoro.
Io non ho mai “tirato la corda dei tempi”, ritengo che la fretta sia una cattiva consigliera: in tutte le scelte importanti della vita, quando si è trattato di prendere una decisione e il tempo stringeva, mi sono  detto:  calma,  rilassati,  valuta  attentamente. E’  la mia  razionalità  che me  lo  impone. Credo, ancora una volta, di aver avuto ragione, provate ad immaginare quale sarebbe stata la mia vita negli ultimi mesi, se avessi seguito i molti “consiglieri della fretta”.
Prendo  atto  del  fatto  che  la  conflittualità  della  politica  nazionale  ha  dei  riflessi  importanti  anche sulla partita delle elezioni amministrative della prossima primavera e che tutto il processo ne è stato inevitabilmente accelerato. In questi mesi, a Torino, si è parlato troppo poco della Torino del futuro e molto delle lotte interne ai partiti, di primarie e dei rapporti tra Roma e Torino. I cittadini vogliono invece discutere, ascoltare, immaginare, avere indicazioni su quale ruolo potrà giocare il Comune di Torino  sui grandi  temi della  città: Fiat  e  territorio,  lavoro  e  giovani,  socialità  e  classi più deboli, finanza  delle  casse  comunali  e  investimenti  sul  territorio,  integrazione  e  sicurezza,  attrazione  di
investimenti e innovazione, formazione, ricerca e sviluppo e molto altro.
I  risultati del  lavoro delle giunte Castellani e Chiamparino, che ci consegnano una bella città,  – e  credo di interpretare in modo corretto il vostro pensiero, di cui noi tutti siamo orgogliosi – diversa e migliore  di  quanto  non  fosse  all’inizio  degli  anni  ’90.  Non  è,  credetemi,  un  compiacimento autoreferenziale, ma molte sono  le attestazioni che ci provengono da ogni parte del mondo.   Non ultimo l’invito rivolto da due delle più prestigiose istituzioni anglosassoni, la Brookings Institution e la London School of Economics al Sindaco, al Presidente dell’Unione Industriale e al Rettore del Politecnico  il 7 e 8 dicembre 2010 a Chicago al Global Metro Summit, dove Torino, con altre  tre città, Monaco,    Barcellona  e  Seul,  è  stata  scelta  come  esempio  di  rinascita  virtuosa  dalla  crisi attraverso un piano strategico basato sulla riqualificazione urbana, sulla centralità della conoscenza, sulle nuove energie e lo sviluppo sostenibile. Questo è un grande riconoscimento per il lavoro fatto, ma è una responsabilità per l’Amministrazione che governerà la città nei prossimi anni. Ho avuto la certezza che  la scelta su Torino sia stata determinata anche dal nuovo ruolo della nostra maggiore azienda automobilistica nazionale negli Stati Uniti: essere passati dal Fix  it Again Tony al Fix  the Industry of Automobile, Thanks! È un risultato di cui tutti dobbiamo compiacerci.
Per  il  futuro  di Torino  c’è  una  grande  scommessa  della  politica,  nel  senso  più  alto  del  termine: qualcuno  ha  detto  “Novecento  contro  nuovo  secolo”.  Torino  può  diventare,  come  spesso  le  è successo nel passato, il laboratorio avanzato del nostro Paese e del nostro futuro, che ha necessità di ritrovare visione, idee, valori, energie e risorse per poter competere con gli altri grandi Paesi, in cuiterritori  e  globalizzazione dovranno  trovare una  sintesi di  equilibrio,  senza  creare  conflitti  sociali che lacerano e che non creano nulla.
La discussione di questi giorni è se a guidare questo processo debba essere  la politica o  la società civile. Io credo che il tema non sia posto nei termini corretti: il panorama è complesso e la politica da  sola non può più  farcela, perché  la  gestione  del cambiamento  sul medio  termine  (10-15  anni) richiede  metodiche  e  strumenti  sofisticati  e  visioni  e  tempi  che  non  sono  compatibili  con  una politica  che  non  può  avere  tutte  le  competenze  e  troppo  pressata  dal  quotidiano  e  dagli  eventi  a breve a termine. Nello stesso tempo la società civile che potrebbe avere la vision e gli strumenti per
guidare il cambiamento, non sempre capisce le “logiche-non logiche” della politica (accelerazioni e decelerazioni,  comunicazioni  contraddittorie,  dinamiche  schizofreniche)  e  rischia  di  non  saper gestire il quotidiano.
La soluzione non è dietro l’angolo, ma forse sarebbe stato opportuno ascoltare di più le istanze dei cittadini e ricordare che dovremo scegliere chi amministrerà la nostra città nei prossimi cinque anni e non i nostri politici da inviare a Roma. Si sarebbe potuto partire da un  Progetto Torino 2020, per creare  successivamente una  lista civica proprio con quel nome, con  il  supporto dei partiti. Quali? Quelli che si fossero riconosciuti nel programma.
Veniamo a me. In tempi non sospetti, all’inizio della querelle sulla mia disponibilità a candidarmi  a Sindaco  di  Torino,  indicai  tre  condizioni  preliminari:  non  essere  il  candidato  di  un  partito, ma l’espressione della società civile, creare un  laboratorio Torino di  larghe  intese (stiamo parlando di amministrare  una Città  e  non  di  politica  nazionale)  così  come  era  stata  Alleanza  per  Torino  del 1993, superare lo scoglio delle primarie, non venendo meno alle regole dei partiti, con la creazione di  una  lista  civica  supportata  dai  partiti. Purtroppo,  fino  ad  oggi,  nonostante  la  buona  volontà  di molti,  non  si  è  verificata  la  convergenza  sui  tre  punti  da me  indicati. Pertanto,  confermo  la mia
disponibilità  a  lavorare  per  il  Progetto  Torino  2020,  con  energia  ed  entusiasmo,  ma  dalla  mia posizione di Rettore del Politecnico di Torino. In chiusura di questa mia  lettera, permettetemi  infine due sinceri ringraziamenti.  In primo  luogo a tutti  coloro  che  lavorano  e  studiano  al  Politecnico,  studenti,  personale  tecnico  amministrativo  e
docenti,  che  hanno  continuato  il  loro  straordinario  lavoro  per  l’Istituzione,  in  un  periodo,  loro malgrado, molto difficile e incerto. A loro assicuro rinnovato impegno ed entusiasmo nel perseguire gli importantissimi obiettivi comuni che ci attendono. In secondo luogo, a tutti coloro che in questa fase  così  interessante  della  mia  vita  mi  sono  stati  vicini,  in  primis  mia  moglie  e  i  miei  figli, permettendomi di fare una scelta responsabile e indipendente, che spero possa essere condivisa da molti di voi.
Con gratitudine. Francesco Profumo

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Dichiarazione dell’On. LUIGI BOBBA (PD)

La decisione di Roberto Saviano e di Fabio Fazio di non dare la parola nella loro trasmissione alle associazioni pro-vita è grave e rappresenta una negazione della natura stessa del servizio pubblico televisivo che non può essere piegato alle ragioni di una parte calpestando e ignorando chi quelle ragioni non le condivide, tanto più quando si affrontano temi complessi e delicati come la ‘vita’ e la ‘morte’.
Rispetto e apprezzo il modo di fare televisione di Saviano e di Fazio e la qualità del loro programma, nettamente superiore a quanto la tv pubblica e privata è abituata a propinarci, ma non è accettabile che indossino i panni di ‘pontefici’ laici definendo ‘atto d’amore’ solo ciò che piace a loro e ignorando il coraggio, la sofferenza, la tenacia di tante famiglie che non hanno staccato la spina ai loro cari ma li assistono, condividendo il loro dolore, molto spesso lasciate in solitudine dalle istituzioni.
Condividere il dolore altrui è sempre un atto d’amore, come ha ricordato anche Beppe Fioroni quest’oggi sul Corriere della sera. Dare parola alle associazioni pro-vita non vorrebbe solo dire rispettare la regola del contraddittorio, ma raccontare le storie di tante persone e famiglie che non si arrendono, che combattono e che vorrebbero solo on essere lasciate sole. Fazio e Saviano decidendo di non dare loro la parola non hanno fatto altro che accrescere questa drammatica solitudine. Una scelta che non ha nulla di laico né nulla di sinistra. E, soprattutto, che non ha nulla da vedere con quello che dovrebbe essere un servizio pubblico pagato dagli italiani.

On. Luigi BOBBA
Deputato PD
Vice Presidente Commissione Lavoro
Camera dei Deputati

 

fonte: http://www.pdpiemonte.it/

 

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(APCOM) Il Pd soffre di “subalternità” verso gli altri partiti, “di destra e di sinistra”, anche quando si parla della politica delle alleanze ci si chiede sempre con chi ci si debba alleare e mai “chi sta con noi”, bisogna “ribaltare il paradigma”. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino parla alla manifestazione organizzata dal veltroniano Movimento democratico, pur non aderendo alla componente, e traccia una critica netta dell’attuale linea del Pd. “Il problema che abbiamo davanti – spiega – è quello di costruire un’alternativa, che ora non c’è, di fronte alla crisi profonda del Governo Berlusconi”. Il Pd è arroccato su posizioni conservatrici, mentre al Lingotto, quando Walter Veltroni presentò la sua candidatura, il progetto era di innovazione. “Non avevo pensato – dice Chiamparino – a un partito che assume come suo verbo esclusivo ‘difendere'”. Dunque, “va bene salire sul tetto (come ha fatto Bersani l’altro giorno insieme ai ricercatori dell’università, ndr). Ma il problema è andare a dire cosa pensiamo noi”. Cosa che il Pd non fa, per il sindaco di Torino: “Io sono andato anche alla festa della Fiom di Torino, e mi hanno pure applaudito. Andiamo in piazza con chiunque, ma a dire quello che pensiamo noi”.

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fonte http://www.asca.it

PD: ALLEANZE E CANDIDATO PREMIER, OGGI IL CONVEGNO DEI VELTRONIANI

Oggi alle 15, presso il Teatro Eliseo con lo slogan ”Piu’ Italia, piu’ coraggio”, si svolge la prima riunione pubblica della corrente del Pd Movimento democratico, capeggiata da Walter Veltroni, Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni.

L’appuntamento era stato fissato in un primo tempo per l’11 dicembre, ma quel sabato si svolgera’ a Roma la manifestazione nazionale indetta dal Pd per chiedere le dimissioni del governo.

Molti gli interventi annunciati (ci saranno anche Marco Follini e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino), tra cui un contributo via video del sondaggista Renato Mannheimer che spieghera’ perche’ il Pd non deve rinunciare alla sua vocazione maggioritaria. A chiudere la discussione ci pensera’ l’intervento di Veltroni che ribadisce che l’obiettivo dell’iniziativa e’ quello di ”rilanciare un Pd aperto che abbia dentro di se’ l’aspirazione a rappresentare una sfida di cambiamento”.

Aggiunge l’ex sindaco di Roma: ”Movimento democratico non e’ una corrente, ma un luogo dove le persone possono incontrarsi indipendentemente dalla loro appartenenza”. E’ confermata l’idea di promuovere per il prossimo 15 gennaio, anche se fosse aperta la crisi di governo o fossero gia’ sciolte le Camere, una sorta di ”ritorno al Lingotto” di Torino, dove proprio Veltroni presento’ il programma della sua investitura a primo segretario del Pd. L’invito alla discussione e’ esteso a tutto il Pd, innanzitutto all’attuale segretario Pier Luigi Bersani e ai cosiddetti ”rottamatori” di Matteo Renzi, sindaco di Firenze.

Il confronto all’interno del Pd ha vissuto una fase di tregua nell’ultimo periodo ma sotto traccia sono continuate le polemiche. Pur condividendo l’intero Pd la linea di Bersani favorevole alla crisi dell’attuale governo e alla formazione di un governo di transizione per riformare la legge elettorale e intervenire sull’emergenza economica, e’ sulle alleanze che c’e’ frizione.

I veltroniani non condividono l’idea di Bersani di formare un nuovo Ulivo con Antonio Di Pietro e Nichi Vendola che sbilancerebbe eccessivamente il partito a sinistra. Follini e Fioroni hanno addirittura annunciato che in quella eventualita’ potrebbero lasciare il Pd. La maggioranza del partito pensa invece, data la legge elettorale maggioritaria in vigore, che l’alleanza con Sel e Idv sia propedeutica a una alleanza con il polo centrista che si sta formando intorno a Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, dove potrebbe confluire anche Luca Cordero di Montezemolo.

Il problema e’ che Casini, un candidato premier del centrosinistra che piacerebbe molto a Massimo D’Alema, ha gia’ chiesto al Pd di scegliere: o con l’Udc o con Vendola.

E’ proprio intorno alla eventuale candidatura di Casini che potrebbero trovare paradossalmente un accordo tutte le anime del Pd. ”Quanto durerebbe un governo Bersani, Vendola, Di Pietro? Due o tre mesi?”, ha risposto ieri a Montecitorio D’Alema a chi gli chiedeva lumi sulle alleanze. Ieri per il Pd e’ stata intanto la giornata del rincontro con Romano Prodi, ex premier ed ex presidente del partito.

L’occasione e’ stato il seminario promosso dai gruppi parlamentari del Pd che si e’ svolto a Sarteano (Siena) sui temi della politica europea e internazionale. Erano presenti tutti i dirigenti piu’ significativi del partito.

Prodi, nel suo intervento da esperto di problemi internazionali e da consulente delle universita’ e delle istituzioni cinesi, ha affrontato i temi della crisi economica globale, del ruolo potenziale dell’Europa e della non crescita dell’economia italiana.

A chi gli ha chiesto se questa rentre’e nel Pd e’ propedeutica a una possibile candidatura a presidente della Repubblica, Prodi ha replicato facendo capire che preferirebbe lavorare per le Nazioni unite: ”Lasciamo stare.

C’e’ bisogno di decisioni mondiali che al momento non ci sono. Sento sempre piu’ che e’ il momento dell’Onu, delle grandi organizzazioni sovranazionali”.

Ha commentato Bersani alla fine del seminario: ”Prodi e’ uno che ha vinto due volte contro Berlusconi perche’ ha dato l’idea di una persona interessata a fare delle cose per il bene del paese. Una persona sobria e pulita che incrocio’ un bisogno che c’e’ ancora”.

 

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San Salvario è senza dubbio uno dei più particolari quartieri di Torino. Nato attorno a istituzioni scientifiche come l’Orto Botanico e a luoghi di culto tra i quali il Tempio Valdese e la Sinagoga, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento San Salvario fu protagonista del fervore artistico e culturale che in pochi anni cambiò il volto della città. Le Grandi Esposizioni del 1884, 1898 e 1911 con le loro eccentriche architetture effimere lungo le rive del Po, la nascita del cinema con le grandi scenografie allestite al Parco del Valentino, l’affermazione dell’Eclettismo architettonico di matrice orientale e mediterranea con le sinuose linee disegnate da Carlo Ceppi… Il quartiere possiede ancor oggi il patrimonio ereditato da quegli anni e l’ha recentemente arricchito attraverso il multiculturalismo portato dall’insediamento di tanti “nuovi cittadini” provenienti dal bacino del Mediterraneo e dal resto del mondo che hanno trasformato San Salvario in un laboratorio di intercultura a cielo aperto. L’heritage trail prevede una ricchissima passeggiata per il quartiere che tocca i principali luoghi di culto e del dialogo interreligioso, le testimonianze architettoniche del Liberty torinese, i templi della Scienza Subalpina e le verdi sponde del Po.

 

 

fonte http://www.piemonteitalia.eu

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