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Archive for settembre 2010

In questi giorni noi, con altre persone che trafficano su internet, stiamo pensando di creare un nuovo progetto sulla falsa riga di Sun Salvario Views.
L’ idea è di creare una sorta di giornale online dedicato al nostro quartiere, costantemente aggiornato, che sfrutti le potenzialità del web integrando anche altri mezzi di comunicazione.
Domani, giovedì 30 settembre, si terrà un breve incontro a proposito.
Chiunque è il benvenuto, per apportare nuove idee e nuove proposte ad un progetto che, speriamo, coinvolga sempre più persone.

L’ appuntamento è al Bar 15, nella saletta al piano interrato, ore 18.30, in via Petrarca 15.

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sabato 9 ottobre · 10.00 – 12.30

In tempi di scarse risorse e di tagli alla cultura, le piccole realtà come la Biblioteca Shahrazad non hanno certezze sul futuro e rischiano di chiudere in ogni momento.
Il problema colpisce molte realtà diffuse sul territorio e la strada sembra farsi sempre più stretta.
Pertanto ci chiediamo se in qualche modo sia possibile (e sia giusto) che il privato possa contribuire a mantenere in vita i servizi che più ritiene utili.

L’ASSOCIAZIONE NESSUNO e l’ASSOCIAZIONE TUTTI PER SAN SALVARIO ne discutono con

Damiano ALIPRANDI – Associazione YLDA – Paratissima
Luca CASSIANI – Presidente Commissione Cultura Comune di Torino
Giuliano GIRELLI – Presidente Associazione Documè
Eleonora PANTO’– Associazione Pulitzer – progetto Youcapital

E’ stato invitato
Michele COPPOLA – Assessore regionale alla Cultura

Modera
Gianluca GOBBI – caporedattore di Radio Flash Popolare Network

Durante l’incontro presenteremo il nuovo sito della Biblioteca
http://www.bibliotecasansalvario.it/

Biblioteca Shahrazad – via Madama Cristina 41 Torino

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di Diana Alfieri

Un totem digitale issato in piazza Carignano ci ricorda che manca sempre di meno ai festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Nel 2011 Torino si sveglierà di nuovo capitale ma con un inquietante particolare: un debito pro capite di quasi 9.000 euro. Primato tutto sabaudo, insieme al titolo di città più inquinata d’Italia, in barba alla Ztl e alle domeniche ecologiche. Nella primavera del 2011 Torino sceglierà il nuovo sindaco, dopo vent’anni di centrosinistra, passati tra il professore, Valentino Castellani, e il neo-scrittore, Sergio Chiamparino.
Si chiude davvero un’epoca, quella del patto tra alta borghesia e classi popolari, che dopo la sbornia olimpica del 2006, si trovano a vivere la dura realtà di una città che non è più una «one company town». Chi sarà candidato sindaco, a sinistra come a destra, dovrà avere il coraggio di rompere con il passato, perché un conto è saper guidare una macchina lenta e costosa mantenendo lo status quo e i valori tradizionali, un altro proiettarsi verso nuovi successi insieme ai protagonisti dell’industria, dell’economia e delle professioni.
Mentre il centrosinistra è in subbuglio, con lotte fratricide di tutti contro tutti, tra i giovani di partito e il vecchio Piero Fassino, torinese di nascita ma lontanissimo dai problemi della città, il centrodestra si è portato avanti e la scelta di una candidatura unitaria è ormai alle porte. La svolta sarà nel puntare sui nuovi rappresentanti della classe dirigente, di quella stessa generazione che governa in Regione: trenta-quarantenni che piacciono e che salgono nei consensi.
Tutto fa credere che sarà Michele Coppola, assessore alla cultura della giunta Cota, a sfidare il mister X della sinistra. Trentasette anni appena compiuti, militante da oltre un decennio nel Pdl torinese, già consigliere comunale e vicepresidente del Consiglio. Apprezzato (e invidiato) dai Chiampa boys, che in lui vedono un pericoloso e preparato rivale perché in grado di traghettare consensi verso il suo schieramento, per la tenacia, la simpatia e la preparazione. Innovativa e geniale la campagna elettorale della scorsa primavera, quando Coppola da una posizione di outsider è risultato tra i primi eletti con un intelligente uso della politica pop basato sul passaparola e sull’utilizzo del web come strumento di consenso. Io a Marzo voto.com, questo lo slogan con il quale ha raccolto oltre ottomila elettori all’interno di un target trasversale, moderato ma non conservatore. Ha convinto il pubblico che non lo conosceva attraverso idee nuove e dirette coniugate alla capacità di comunicarle.
In un settore, quello della cultura tradizionalmente tabù per chi non è di sinistra, Michele Coppola non ha voluto lasciare il giocattolo nelle mani di altri, come era accaduto in passato anche nei governi di centro destra, ma vuole giocarsi la partita prendendosi dei rischi, il più grosso dei quali è la non continuità rispetto alla linea marxista e all’azionismo di Bobbio ancora influenti in città, seppure sulla soglia della decadenza. Gestendo con fiuto una drammatica situazione patrimoniale lasciatagli dagli irresponsabili del centro sinistra, un debito postdatato, pari a circa 28 milioni di euro. Senza deprimersi né lamentarsi è andato a reperire i fondi per tamponare il danno di altri, realizzando un piano di recupero risorse insieme a Finpiemonte, la Finanziaria della Regione Piemonte. Un colpo di teatro, che il mondo della cultura e gli addetti ai lavori bipartisan non hanno potuto fare a meno di notare.

Convinto che la cultura sia motore di sviluppo economico e sociale: «Arte, creatività, design sono strumenti in grado di attrarre nuovi turisti, giovani professionisti e imprenditori innovativi, capaci di produrre benessere a tutti i livelli». Sì alla meritocrazia, no a contributi a pioggia. Per una Regione che deve ancora riprendersi dallo scandalo Grinzane Cavour, misurabilità e sostenibilità degli eventi culturali non sono più criteri astratti. Certo, al suo assessorato si lavora tanto, con ritmi vertiginosi e senza orari, a costo di sacrificare in parte la passione per il jogging che gli garantisce un fisico scolpito. Coppola, che non arriva dal salotto buono della città ma dal popolare quartiere di Pozzo Strada, è solito ripetere quanto si possa e si debba fare per le periferie della città, ora che il centro è tornato ad essere più vivibile, «la cultura può fare molto, deve andare nelle periferie, uscendo dai salotti». Militare nell’arma dei Carabinieri (esperienza che a Torino fa curriculum), tifoso della Juventus, fin dall’inizio del suo mandato ha però deciso di attivarsi per la ricostruzione del Filadelfia, lo storico stadio del Grande Torino. Qualche amico-nemico lo definisce il «Matteo Renzi del centrodestra». Il paragone anagrafico ci starebbe e il coraggio pure, con una differenza però. Il naturale understatement sabaudo gli impedisce di urlare attaccando compagni e avversari. Più costruttivo il confronto dello scontro. Chi lo critica sostiene che piace troppo alle donne e che sia un single impenitente. A smentita, ha ufficialmente fissato la sua data del matrimonio entro la fine del 2010.

fonte: http://www.ilgiornale.it/

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di Diana Alfieri

Un totem digitale issato in piazza Carignano ci ricorda che manca sempre di meno ai festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Nel 2011 Torino si sveglierà di nuovo capitale ma con un inquietante particolare: un debito pro capite di quasi 9.000 euro. Primato tutto sabaudo, insieme al titolo di città più inquinata d’Italia, in barba alla Ztl e alle domeniche ecologiche. Nella primavera del 2011 Torino sceglierà il nuovo sindaco, dopo vent’anni di centrosinistra, passati tra il professore, Valentino Castellani, e il neo-scrittore, Sergio Chiamparino.
Si chiude davvero un’epoca, quella del patto tra alta borghesia e classi popolari, che dopo la sbornia olimpica del 2006, si trovano a vivere la dura realtà di una città che non è più una «one company town». Chi sarà candidato sindaco, a sinistra come a destra, dovrà avere il coraggio di rompere con il passato, perché un conto è saper guidare una macchina lenta e costosa mantenendo lo status quo e i valori tradizionali, un altro proiettarsi verso nuovi successi insieme ai protagonisti dell’industria, dell’economia e delle professioni.
Mentre il centrosinistra è in subbuglio, con lotte fratricide di tutti contro tutti, tra i giovani di partito e il vecchio Piero Fassino, torinese di nascita ma lontanissimo dai problemi della città, il centrodestra si è portato avanti e la scelta di una candidatura unitaria è ormai alle porte. La svolta sarà nel puntare sui nuovi rappresentanti della classe dirigente, di quella stessa generazione che governa in Regione: trenta-quarantenni che piacciono e che salgono nei consensi.
Tutto fa credere che sarà Michele Coppola, assessore alla cultura della giunta Cota, a sfidare il mister X della sinistra. Trentasette anni appena compiuti, militante da oltre un decennio nel Pdl torinese, già consigliere comunale e vicepresidente del Consiglio. Apprezzato (e invidiato) dai Chiampa boys, che in lui vedono un pericoloso e preparato rivale perché in grado di traghettare consensi verso il suo schieramento, per la tenacia, la simpatia e la preparazione. Innovativa e geniale la campagna elettorale della scorsa primavera, quando Coppola da una posizione di outsider è risultato tra i primi eletti con un intelligente uso della politica pop basato sul passaparola e sull’utilizzo del web come strumento di consenso. Io a Marzo voto.com, questo lo slogan con il quale ha raccolto oltre ottomila elettori all’interno di un target trasversale, moderato ma non conservatore. Ha convinto il pubblico che non lo conosceva attraverso idee nuove e dirette coniugate alla capacità di comunicarle.
In un settore, quello della cultura tradizionalmente tabù per chi non è di sinistra, Michele Coppola non ha voluto lasciare il giocattolo nelle mani di altri, come era accaduto in passato anche nei governi di centro destra, ma vuole giocarsi la partita prendendosi dei rischi, il più grosso dei quali è la non continuità rispetto alla linea marxista e all’azionismo di Bobbio ancora influenti in città, seppure sulla soglia della decadenza. Gestendo con fiuto una drammatica situazione patrimoniale lasciatagli dagli irresponsabili del centro sinistra, un debito postdatato, pari a circa 28 milioni di euro. Senza deprimersi né lamentarsi è andato a reperire i fondi per tamponare il danno di altri, realizzando un piano di recupero risorse insieme a Finpiemonte, la Finanziaria della Regione Piemonte. Un colpo di teatro, che il mondo della cultura e gli addetti ai lavori bipartisan non hanno potuto fare a meno di notare.

Convinto che la cultura sia motore di sviluppo economico e sociale: «Arte, creatività, design sono strumenti in grado di attrarre nuovi turisti, giovani professionisti e imprenditori innovativi, capaci di produrre benessere a tutti i livelli». Sì alla meritocrazia, no a contributi a pioggia. Per una Regione che deve ancora riprendersi dallo scandalo Grinzane Cavour, misurabilità e sostenibilità degli eventi culturali non sono più criteri astratti. Certo, al suo assessorato si lavora tanto, con ritmi vertiginosi e senza orari, a costo di sacrificare in parte la passione per il jogging che gli garantisce un fisico scolpito. Coppola, che non arriva dal salotto buono della città ma dal popolare quartiere di Pozzo Strada, è solito ripetere quanto si possa e si debba fare per le periferie della città, ora che il centro è tornato ad essere più vivibile, «la cultura può fare molto, deve andare nelle periferie, uscendo dai salotti». Militare nell’arma dei Carabinieri (esperienza che a Torino fa curriculum), tifoso della Juventus, fin dall’inizio del suo mandato ha però deciso di attivarsi per la ricostruzione del Filadelfia, lo storico stadio del Grande Torino. Qualche amico-nemico lo definisce il «Matteo Renzi del centrodestra». Il paragone anagrafico ci starebbe e il coraggio pure, con una differenza però. Il naturale understatement sabaudo gli impedisce di urlare attaccando compagni e avversari. Più costruttivo il confronto dello scontro. Chi lo critica sostiene che piace troppo alle donne e che sia un single impenitente. A smentita, ha ufficialmente fissato la sua data del matrimonio entro la fine del 2010.

fonte: http://www.ilgiornale.it/

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Nel cuore di Torino c’è un palazzo storico dalla vita condominiale sostenibile. I suoi abitanti possono usufruire di una lavanderia comune e un locale per riporre le bici che all’occorrenza si trasforma in ciclofficina. Il tetto ospita un orto-giardino che, oltre a offrire ortaggi stagionali, garantisce un angolo di socializzazione

Elisa Bianco

Un bell’esempio di come aumentare la sostenibilità della vita condominiale viene da un palazzo sito nel cuore di Torino, in via Goito 14. Il restauro dell’edificio è iniziato qualche anno fa e tra i primi interventi effettuati sono stati costruiti la lavanderia comune al primo piano e un locale per riporre le bici, che all’occorrenza si trasforma in officina per rimetterle in sesto.

Anche la superficie del tetto è stata riprogettata allo scopo di trovare un terreno per la coltivazione: la copertura superiore dell’edificio, inizialmente adibita a spazio comune, ospita ora un piccolo giardino. Lo staff dello studio di architettura, che ha sede nel palazzo, ha svolto i lavori di restauro definendo le aree comuni per il co-housing e suddividendo parte del tetto in dieci piccoli appezzamenti, capaci di soddisfare il fabbisogno degli abitanti.

Oltre a fornire ortaggi stagionali, l’orto sul tetto garantisce anche temperature più miti nel periodo estivo e un’area comune per cene e barbecue, per raggiungere una sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale.

da http://www.ecodallecitta.it/

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fonte: http://www.affaritaliani.it

“Noi non siamo né di destra, né di sinistra, ma sopra. La frase pronunciata da Beppe Grillo a Cesena fu già usata da Umberto Bossi. Un coincidenza impressionante. Ma il rischio è di non trovarsi da nessuna parte e di fare un danno al Paese”. Giuseppe Civati, filosofo, consigliere regionale lombardo del Pd e voce critica dei democratici, presente alla Woodstock italiana del comico genovese, sceglie Affaritaliani.it per analizzare il pensiero del movimento a 5 stelle. “A Cesena ho visto delle persone simili a quelle che frequentano il Pd, che hanno le stesse aspirazioni di cambiamento. Ma a nulla serve portare 20 ragazzi in Parlamento e poi avere al governo il Centrodestra”. Grillo come la nuova destra francese di Alain de Benoist? “No. E’ un fenomeno anglo-italiano. Penso più ai fratelli Miliband e a Obama”.

L’intervista

Che impressione le ha fatto il discorso del comico genovese a Cesena?
“Premetto che il clima era imponente, a tratti adolescenziale vista l’età dei partecipanti. Si respirava un’esigenza di cambiamento, un voler uscire dall’incubo degli ultimi anni della politica italiana”.

Grillo ha detto: “Noi non siamo né di destra, né di sinistra, ma sopra”.
“La frase fu già usata da Umberto Bossi. Quasi una citazione inconsapevole o consapevole. Un coincidenza abbastanza impressionante. Il movimento di Grillo è fuori dalla politica istituzionale e ripercorre una strada già intrapresa da altri. Il rischio è di non trovarsi da nessuna parte. In un sistema moderno, dalla rivoluzione francese in poi questo vuole dire non avere un posto né volerselo prendere”.

E quindi?
“Il rischio è che Grillo faccia un grande risultato anche meglio delle aspettative e che poi non ottenga nulla. E paradossalmente rafforzi le forze conservatrici. E’ un chiamarsi fuori, a meno di non avere l’ambizione di avere il 50% più uno. Più volte ho chiesto ai grillini una collocazione. Di avere degli interlocutori. E’ così che si fa in politica. Non volere le alleanze di partito va benissimo ma in un Paese come il nostro, bloccato dall’informazione, forse sulla banda larga degli alleati si possono anche trovare all’infuori di chi governa in questo momento il Paese. Così come sulle politiche ambientali. Ci sono grandi opportunità in questo senso”.

Grillo si chiama fuori dal sistema ma fa delle proposte concrete.
“Ma come fanno ad avere la maggioranza? Potrà anche raggiungere il 10%, esagerando, e dopo? Fa l’opposizione magari a chi non vuole cambiare proprio nulla? Rinvia il disegno riformatore a data da destinarsi. E così facendo provoca un danno al Paese”.

Ma con i suoi 20 deputati in Parlamento…
“Le sue proposte saranno comunque di minoranza”.

In Piemonte però il voto dei grillini è andato a scapito della Bresso…
“Non sono d’accordo. Non hanno fatto perdere la Bresso. Non hanno fatto vincere invece le loro idee. Consiglio loro di evitare di fare una battaglia di testimonianza che magari ora è molto popolare ma che tra cinque anni avrà un senso diverso”.

Beppe Grillo non rappresenta un pericolo per il Pd?
“No. Grillo è un pericolo per il Paese. Dice che le cinque stelle sono dedicate all’ambiente, al lavoro, all’economia, alle imprese. Mettiamo che queste proposte io e tanti del Pd le condividiamo, che cosa facciamo? Auspichiamo di fare un’opposizione tenace in Parlamento? Credo che il Paese ora abbia bisogno di un nuovo governo che tenga conto anche di tante delle proposte di Grillo e dei grillini”.

Ovvero?
“Segnalo a Grillo che in Italia c’è il nucleare. Dice che la televisione è finita. Ma a Cesena un ragazzo del pubblico ha risposto: “Magari!”. Uno può anche fare le sue battaglie ideali. E non tanto far perdere la Bresso ma far vincere Cota. Non tanto far perdere il Pd ma far vincere ancora Berlusconi”.

Beppe Grillo rischia quindi di essere un boomerang?
“Sì, per se stesso prima che per noi. Parla di casa ecologica, banda larga, ambiente, wi-fi… ma al governo c’è Berlusconi. Io dico di non sprecare le energie. Insieme alle 5 stelle di Grillo serve tutto il firmamento per cambiare questo Paese. Serve un approccio rivoluzionario, e su questo sono d’accordo con lui. Ma tutte queste stelle vanno messe in fila e devono essere maggioritarie”.

Quindi è d’accordo con Grillo?
“A Cesena ho visto delle persone simili a quelle che frequentano il Pd, che hanno le stesse aspirazioni di cambiamento, di democrazia, di cittadinanza. Ma a nulla serve portare 20 ragazzi in Parlamento, chiedere il ricambio, una riforma della legge elettorale e poi avere al governo il Centrodestra. Sarebbe più interessante se su questi temi ci fossero delle convergenze sul piano politico e culturale. Se il Pd fa sue le cinque stelle di Grillo, che motivo ha di non collaborare con noi?”.

Lo scrittore francese Alain de Benoist è il fondatore del movimento culturale denominato Nouvelle Droite (Nuova Destra). Vede delle similitudini con il movimento di Grillo?
“No. Grillo è un fenomeno anglo-italiano. Penso ai fratelli Miliband e a Obama. E’ un movimento partecipativo che è molto anglosassone. Non a caso le sue parole d’ordine sono ispirate al populismo. Nel Paese di Bossi e Di Pietro c’è poco da essere raffinati… Vedo delle basi nella riflessione ecologista e nel rapporto dei cittadini con il potere, che è antichissima, ma non c’è una formalizzazione nel pensiero contemporaneo. E’ un fenomeno determinato dal fatto che la politica ha fatto dei passi indietro lasciando ampi spazi vuoti”.

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L’ Associazione Culturale Bonaventura  propone per l’estate 2010
” Sillabe d’Acqua Festival”.
Il Festival si presenta come il seguito dell’edizione 2009, organizzata da Associazione Bonaventura e Compagnia Sillabe con il contributo di Regione Piemonte e Circoscrizione 8 di Torino.
Il Festival che si svolge sulle rive del fiume Po vuole innanzitutto essere un mezzo per parlare dell’ importanza dell’acqua e della sua salvaguardia in collaborazione con l’ecomuseo.
Alcuni tra gli artisti presenti proporranno al pubblico lavori inerenti l’ Unità d’ Italia in previsione del prossimo 150° che vedrà Torino protagonista di svariati eventi culturali.
Gli altri spettacoli, selezionati tra compagnie di professionisti, toccano vari generi teatrali, per rispondere alle esigenze di tutto il pubblico: per gli adulti teatro di prosa, teatro danza e cabaret ma anche spettacoli per bambini e famiglie.
Altre serate saranno riservate alle giovani realtà del territorio.

Il festival avrà luogo dal 28 Settembre al 03 Ottobre 2010

L’ingresso degli spettacoli sarà a pagamento: 5€ il biglietto intero.

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