Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2010

fonte http://torino.repubblica.it/

di SARA STRIPPOLI

Negli ultimi anni, gli affezionati pazienti del Valdese, piccolo gioiello della sanità torinese gestita dalla Ciov, (la Commissione istituti ospedali valdesi) fino al tempo del passaggio alla Regione, si sono abituati a vedere lentamente scomparire quel modello sanitario così tanto gradito. Adesso però, le esigenze di contenimento dei costi chiesto alle aziende sanitarie da Roberto Cota e dall´assessore Caterina Ferrero lo vedono destinato a ridursi ad un piccolo presidio di quartiere: esami diagnostici, ambulatori e piccoli interventi. Il nuovo piano di rientro che la dirigenza della To1 consegnerà domani in Regione, un piano di contenimento che costringe l´azienda (non certo la più indebitata) a recuperare 36 milioni, trasforma l´ospedale di San Salvario in quello che la moderna sanità chiama week surgery, o week hospital, se si preferisce. In sostanza, un ospedale dove si eseguono soltanto piccoli interventi, che consentono un ricovero massimo di cinque giorni. Si entra il lunedì, si esce il venerdì. E se il paziente per caso dovesse avere qualche complicazione bisognerà trasferirlo altrove per il fine settimana, molto probabilmente al Martini di via Tofane. La degenza oncologica sarà tutta al Martini, il day hopital oncologico rimane al Valdese. Stesso schema per la medicina generale: i letti di degenza saranno tutti al Martini. Anche la cardiologia riabilitativa resta in via San Pio V solo per la parte di day hospital. Il secondo piano dell´ospedale, quello destinato all´area medica, dovrebbe essere chiuso e i medici saranno costretti a saltellare fra il centro e il quartiere San Paolo per visitare i pazienti.
Nei giorni scorsi ci sono state le riunioni fra la dirigenza e i rappresentanti sindacali di medici e infermieri e operatori sanitari e per tutti è stata una doccia fredda, per molti la morte annunciata del Valdese e l´inizio di un periodo di grande fibrillazione al Martini. Prima dell´incontro i sindacati della To1 avevano peraltro dichiarato lo stato di agitazione. Spiega Vincenzo Dileo, responsabile sanità provinciale della Cgil: «Siamo molto preoccupati e abbiamo chiesto che l´azienda ne parlasse con i sindacati prima di presentare il piano in Regione. Se l´obiettivo è davvero quello di non rinnovare i contratti agli infermieri interinali che sono in scadenza a fine giugno, sarà un vero caos. In particolare la nostra preoccupazione maggiore è per l´attività del pronto soccorso del Martini, dove il 50 per cento degli infermieri sono interinali. La situazione attuale è già ad un passo dal tracollo, se si aggrava il prezzo maggiore lo pagheranno i pazienti». Antonio Pilla è il responsabile sindacale aziendale della Uil e ha partecipato alle trattative: «L´incontro di venerdì è stato difficile, poche informazioni e con l´assenza della direttrice sanitaria Maria Pia Chianale. Con la riduzione dell´attività al Valdese dovrebbe esserci un recupero di infermieri e operatori sanitari da mandare altrove e non si rinnovano più i contratti interinali, in una percentuale che ci hanno comunicato dovrebbe essere del 20 per cento. Su 120 lavoratori con contratto interinale, oltre venti posti in meno». Inoltre, aggiunge il rappresentante sindacale della Uil «si ipotizza l´accorpamento delle due direzioni sanitarie del Valdese e del Martini e la riduzione dei dipartimenti che non abbiano almeno cinque strutture complesse al loro interno». La riduzione del Valdese a week surgery era già contenuta nell´atto aziendale di fine 2008, chiarisce Pilla «ma finora non era mai stata realizzata».

Nulla al momento si sa di cosa accadrà all´ospedale Oftalmico (anche lui nel pacchetto della To1), dove a pochi giorni dalle elezioni si era svolta un´affollata riunione organizzata dal comitato di difesa dell´ospedale a cui avevano partecipato molti politici del centrodestra, fra i quali Claudio Zanon e la stessa Caterina Ferrero. In quell´occasione, l´oncologo consulente di Cota aveva promesso che i piccoli ospedali in centro dovevano essere ritenuti un patrimonio. A pagare il prezzo del rientro sarà dunque soprattutto il Valdese, mentre il «più protetto» Oftalmico riuscirà a passare indenne attraverso la scure del contenimento economico?

Annunci

Read Full Post »

Read Full Post »

AREA EX-ISVOR  – PERCHE’ L’INIZIATIVA BANDIERE

E’ un’iniziativa che, soprattutto attraverso i media, vuole sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un rilevante ed invasivo complesso residenziale (superficie lorda a pavimento di 31000mq) in fase di progettazione nell’area ex-Isvor, avente una superficie di circa 17000 mq, ubicata in Torino e delimitata dai corsi Dante e Massimo d’Azeglio e le vie Monti e Marenco. Iniziativa che, solo a guardare il numero di bandiere esposte a balconi e finestre, vede una partecipazione pressoché totale dei cittadini che occupano gli stabili confinanti con l’area interessata dal progetto e che si collocano più in particolare in quella parte di territorio identificabile come Borgo Valentino.

Abbiamo voluto scrivere sulle bandiere SALVIAMO BORGO VALENTINO per

–   stimolare ulteriormente  l’interesse dei Torinesi (molti ci sono già vicini) sulla speculazione edilizia che stanno cercando di mettere in atto in un’area che è riuscita a mantenere nel tempo caratteristiche  peculiari sia dal punto di vista urbanistico che ambientale proprio perché a ridosso  del fiume Po e del Valentino, di cui costituisce prolungamento e integrazione nella sua funzione fondamentale di fattore di transizione tra Città e Parco e da sempre protetta dai fabbricati ex-Fiat posti lungo i corsi Dante e Massimo d’Azeglio,

–  sollecitare un pronto intervento delle pubbliche amministrazioni intendendo qui, più in generale, non solamente quelle comunali ma anche quelle provinciali e regionali, affinché in concreto vengano presi provvedimenti a sostegno delle richieste dei residenti, quindi  a tutela di un territorio che rischia di essere devastato a scapito della qualità della vita e della salute dei suoi abitanti che non può essere messa  in discussione da chi ha esclusivamente mire di profitto economico e che, per perseguire l’obbiettivo, approfitta di una norma del piano regolatore assurda, che l’Assessorato all’Urbanistica sa benissimo  non essere l’ unica a cui fare riferimento nel corso del complesso iter di approvazione di un progetto.

SALVARE BORGO VALENTINO DALLA SPECULAZIONE VUOL DIRE SALVARLO DALLA DENSIFICAZIONE URBANISTICA E DALL’INQUINAMENTO PRODOTTO IN PARTICOLARE DALL’AUMENTO OLTRE OGNI LIMITE DEL TRAFFICO AUTOMOBILISTICO CHE SI RIVERSEREBBE SULLE SUE VIE, CHE, AVENDO NATURA ESSENZIALMENTE RESIDENZIALE, PRESENTANO LARGHEZZE RIDOTTE (12 METRI MARCIAPIEDI COMPRESI), PER POI PARALIZZARSI SUL CONTROVIALE DI CORSO MASSIMO D’AZEGLIO.

Noi che abbiamo dato vita al Comitato ex-Isvor da circa due anni e mezzo mettiamo a disposizione tempo e salute per contrastare questi progetti che via via nel tempo sono stati presentati nella nostra Circoscrizione anche con la presenza di rappresentanti dell’Assessorato all’Urbanistica,  progetti che, sempre ripetizioni di se stessi, non tenevano nel modo più assoluto conto delle nostre richieste.

Da sempre chiediamo:

– una verifica di assoggettabilità alla valutazione ambientale strategica (VAS) su tutto il territorio in trasformazione (ora anche più ampio dell’area ex-Isvor, visto gli ulteriori progetti in fase di realizzazione o di studio sul territorio circostante) e in ogni caso un piano della viabilità che non si adegui a progetti edilizi in approvazione , ma che sia ad essi preliminare e, se del caso, possa anche costituire motivo di interruzione dell’iter della loro approvazione,

– di non fare ricorso alla monetizzazione degli STANDARD URBANISTICI prevedendo invece le aree a servizi direttamente sul territorio a favore dei già residenti e dei futuri insediati,

– di ridurre l’indice di edificabilità per tutte le aree TE inserite nel contesto del Borgo Valentino e del territorio circostante visto che l’indice attuale è incompatibile con gli standard urbanistici previsti dalla legge regionale ed è causa primaria della densificazione  urbanistica dell’area e del conseguente e insostenibile aumento del traffico e relativo inquinamento. Migliore e più esteso risultato si otterrebbe se il  Consiglio Comunale deliberasse in variante al PRG una riduzione degli indici edificatori su tutte le aree TE del territorio torinese.

Ma a nulla sono valse  tante discussioni, riunioni,  lettere al Sindaco e ai Consiglieri Comunali, nostre partecipazioni in commissioni circoscrizionali supportati dalla presenza di numerosi cittadini e in commissioni consiliari ( nostra audizione nel marzo del 2009), appelli e azioni di volantinaggio e interventi anche di una certa durezza nei confronti dell’Assessore all’Urbanistica del Comune di Torino, che alla nostra richiesta di fondo di ridurre l’indice di edificabilità, anziché agire secondo l’interesse del cittadino, ha sempre contrapposto la sua frase ormai storica: “se agiamo in questo senso è giurisprudenza consolidata che….”.

La Giunta Comunale, dando un colpo di spugna a tutti i progetti fino ad ora presentati e relative proposte di varianti al PRG, in data 23 febbraio 2010 promuoveva una proposta di deliberazione per il Consiglio Comunale avente come oggetto l’approvazione di un permesso a costruire convenzionato per la realizzazione di un intervento edilizio nell’area ex-Isvor (vedi allegato, dal quale si possono desumere i dati dimensionali del progetto).

Questa proposta di deliberazione continua a rappresentare in toto la negazione di tutte le nostre richieste ed è alla base di un ulteriore progetto addirittura peggiorativo rispetto ai precedenti, tanto che, presentato in Circoscrizione 8 il 15 marzo 2010,  ha prodotto UN PARERE NEGATIVO ALL’UNANIMITA’, espresso in Consiglio Circoscrizionale del 28 aprile 2010

PRIMA della decisione della Giunta sono stati in un primo tempo studiati progetti in ambito di Piani Integrati in variante al PRG, che richiedevano l’approvazione del Consiglio e con necessità di verifica di assoggettabilità alla valutazione ambientale strategica (VAS), in un secondo tempo invece sono stati portati in Circoscrizione progetti senza un inquadramento urbanistico preciso ma sempre con proposte di varianti parziali al PGR da sottoporre al Consiglio,

DOPO la proposta della Giunta tutto ciò che prima costituiva deroga al PRG da sottoporre ad approvazione  da parte del Consiglio ora  non opera più in variante al PRG, perché il permesso a costruire convenzionato (così recita il testo della proposta di  deliberazione impreziosita da riferimenti a leggi e regolamenti) è nel suo complesso strumento urbanistico  attuativo del PRG ed inoltre in quanto tale è escluso dal procedimento di VALUTAZIONE AMBIENTALE  STRATEGICA (VAS). Sull’ammissibilità di tale esclusione ci sarebbe poi da discutere. Infatti riferendoci, più correttamente di quanto fatto dalla Giunta Comunale, alla delibera del Consiglio Regionale del 30 luglio 2008 n.° 211- 34747 all. B3 che prevede tra l’altro il ricorso al procedimento VAS in presenza di autorimesse con un numero di posti auto superiori a 500, evidenziamo come la disposizione ci sembra sia stata disattesa con il semplice escamotage di distribuire i posti auto sull’area ex-Isvor (in totale in numero superiore a 500) in più autorimesse pertinenziali e pubbliche  (il maggior traffico e l’inquinamento nel Borgo Valentino e zone circostanti certamente rimane tale).

Insomma, è in ogni caso sufficiente confezionare un  permesso a costruire convenzionato (definito, tra l’altro, di pubblica utilità per via di un asilo regalato, asilo che già prima era previsto secondo criteri certamente migliori) e farlo approvare dal Consiglio Comunale  perché le richieste della società immobiliare vengano accolte ed ovviamente senza ricorrere più  al procedimento VAS  (così la delibera della Giunta Comunale), come pure il piano di viabilità verrebbe gestito “al meglio”, in quanto la trasformazione urbanistica  è in attuazione del PRG (perché lo è il permesso a costruire convenzionato) . E anche in questa circostanza l’indice di edificabilità non muterebbe rispetto alla situazione precedente.

Inoltre nel testo della proposta di deliberazione si mette in evidenza un importo di circa 6 milioni di Euro (oneri di urbanizzazione e monetizzazioni),  che  entrerebbero nelle casse comunali nell’ipotesi di approvazione da parte del Consiglio (tra l’altro questo importo è già confluito recentemente nel bilancio di previsione 2010 del Comune di Torino nella voce di competenza dell’Assessore all’Urbanistica “concessioni edilizie”).

Si adotta la politica dei piccoli passi – corretti o scorretti che siano – per raggiungere, a scapito dei cittadini residenti, l’obbiettivo prefissato: fare cassa per quanto riguarda l’Amministrazione Comunale e permettere ai privati il raggiungimento del massimo profitto.

Infatti al momento l’area ex-Isvor risulta completamente liberata nella parte interna dai bassi fabbricati ex-Fiat (come da autorizzazione degli uffici preposti) e inoltre nell’estate dello scorso anno gran parte dell’area è stata anche sottoposta ad un profondo scavo con asportazione di macerie e terra inquinate (oltre 6 metri di profondità) autorizzato con permesso a costruire per la realizzazione di una futura (quanto fantomatica) autorimessa, scavo  che da 10 mesi costituisce una penetrante, grave ed estesa ferita al tessuto urbano della nostra città, visibile da tutti i cittadini che passano in Borgo Valentino ma costantemente e drammaticamente presente alla vista di coloro che in Borgo Valentino ci abitano, scavo che nella sua silenziosa desolazione pare costituire il preludio di una catastrofe imminente.

L’Amministrazione  Comunale da un lato tenta di  contrastare in misura severa l’inquinamento da traffico automobilistico con la ZTL allargata e imponendo il divieto di circolazione ai veicoli Euro 1 ed Euro 2 e dall’altro favorisce la realizzazione di complessi residenziali quali quelli sino ad ora proposti nell’area ex-Isvor, che l’inquinamento lo incrementano a dismisura. Non c’è coerenza nel comportamento, nelle norme emanate o deroghe concesse: anche se tutto parrebbe avere come minimo comun denominatore l’interesse del Privato con conseguenti pesanti ricadute dei provvedimenti sui cittadini.

Ben venga la riqualificazione in quest’area, purché venga progettata ed attuata a tutela e a miglioramento delle preesistenze urbanistiche  e non invece  a danno o a scapito delle stesse.  Se l’Amministrazione Comunale operasse secondo criteri di programmazione allargata avvalendosi di strutture trasversali di coordinamento alle funzioni pubbliche interessate  potrebbe in maniera proficua  indirizzare la Proprietà verso soluzioni progettuali che ben si adatterebbero al territorio, anche in tema di mobilità  sostenibile, e quindi a VANTAGGIO DELLA CITTÀ .

E’ anche per questi motivi che attraverso l’iniziativa bandiere auspichiamo che  il Consiglio Comunale di Torino, nel caso gli venga sottoposto, non approvi il permesso a costruire convenzionato, specie nel suo sconvolgente  contenuto, e che con il concorso di tutte le Amministrazioni, che crediamo e speriamo di avere coinvolto, vengano presi finalmente dei provvedimenti, in sintonia con le nostre richieste, a favore di quella parte in gioco (i cittadini) di cui le Amministrazioni stesse dovrebbero essere i rappresentanti, eletti per difendere i diritti e la qualità della vita.

Torino 27 maggio 2010

Il Comitato spontaneo Ex-Isvor

Read Full Post »

PACCHETTO TAGLI  manovra appena varata dal governo

COSTI DELLA POLITICA
A partire dal 1° gennaio 2011 sono ridotti del 10% il trattamento economico dei ministri e dei sottosegretari che non siano membri del Parlamento nazionale e i compensi dei componenti degli organi di autogoverno (Csm, Consigli di presidenza della giustizia amministrativa, contabile, tributaria, militare, consiglio di giustizia della Regione Siciliana) e del Cnel.
E’ effettuata una riduzione dei rimborsi per le spese elettorali a favore dei partiti politici. Il taglio decorre dal primo rinnovo di Senato, Camera, Parlamento europeo e Consigli regionali.
I titolari di cariche elettive che ricoprono anche incarichi conferiti dalle pubbliche amministrazioni, hanno diritto al solo rimborso delle spese sostenute e, ove previsti, i gettoni di presenza non possono superare i 30 euro a seduta.
Tutti i risparmi realizzati a partire dal 2011, nell’esercizio delle loro prerogative,
dagli organi costituzionali (Presidenza della Repubblica, Camera, Senato, Corte
costituzionale) e dalle regioni (attraverso tagli ai trattamenti economici di
governatori, assessori e consiglieri regionali) andranno ad alimentare un apposito fondo.
L’apporto di ciascun organo verrà indicato distintamente.
I consiglieri comunali e provinciali percepiranno un’indennità di funzione
onnicomprensiva comunque non superiore ad un quinto di quella massima del sindaco o del presidente della provincia. Inoltre le indennità previste per gli stessi saranno diminuite, per un periodo non inferiore a tre anni, del 3% per i Comuni fino a 15.000 abitanti e per le province fino a 500.000 abitanti, del 7% per Comuni fino a 250.000 abitanti e per le province tra 500.000 e 1.000.000 di abitanti e del 10% per tutti gli altri. Sono esclusi i Comuni con meno di 1.000 abitanti. Nessuna indennità o retribuzione possono avere i consiglieri circoscrizionali nonché gli amministratori di
Comunità montane, unioni di Comuni, enti territoriali che gestiscono servizi e funzioni pubbliche.

Read Full Post »

Lettera al ministro Gelmini

Cara Gelmini lʹastensione obbligatoria NON Eʹ UN PRIVILEGIO, NON Eʹ UN DIRITTO, MA UN DOVERE.
Gentile Ministro Gelmini, lʹaltro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in cui dichiarava che lʹASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un privilegio, sono rimasta basita. Per capire che lei di educazione ne capisse poco, non era necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale. Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed io no. Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata in ʺzona francaʺ (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con unʹingenuità e candore imbarazzante affermato), lo si poteva supporre. E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto, e poi parliamo dʹeducazione. Lʹastensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri. Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte retribuiti integralmente. Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro lʹanno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è unʹeresia. Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate, tatine, nido ʺaziendaleʺ al ministero, ma LA GENTE NORMALE , che lei dice di comprendere, ha a che fare con file dʹattesa interminabili per nidi insufficienti e costi per babysitter superiori a quelli della propria retribuzione. Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA, affermo che fruire dellʹastensione OBBLIGATORIA oltre che un DIRITTO è anche un DOVERE, prima di tutto morale e poi anche sociale. Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di per se dovrebbe suggerirle qualcosa. Ma preferisco spiegarmi meglio, anche se è necessaria una piccola premessa doverosa. Lei come tante donne, crede che lʹessere madre, anche se nel suo caso da pochi giorni, le dia la competenza per parlare e pontificare su educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno dedicato anni e anni di studio. In realtà, per dibattere sulla pedagogia, oggi chiamata più propriamente SCIENZE DELLʹEDUCAZIONE, bisogna avere competenze specifiche, che dalle sue dichiarazione lei non sembra possedere. Le potrei parlare della teoria sullʹattaccamento di Bowlby, dellʹimprinting, e di etologia, ma non voglio confonderle le idee e quindi ricorro ad esempi più accessibili. Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di tutte le speci non si
allontanano dai cuccioli e dedicano loro attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge specifica relativa agli umani, ma della natura tutta. Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA. Sbaglia chi crede che lʹarrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita. Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo. Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura. Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé. Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita. Lʹidea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materna e un biberon della tata, è solo nostra. Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo lʹacido folico, per prevenire la ʺspina bifidaʺ. I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno. Lʹidea, che se piangono non si devono prendere in braccio ʺperché si abituano alle bracciaʺ, è un luogo comune. Le ʺabitudiniʺ arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto amore. Non è un caso che studi recenti, riabilitano il cosleeping, (dormire nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta dellʹallattamento a richiesta. Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle più elementari regole umane e naturali. Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo il parto sia una necessità assoluta. Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e non certo con affermazioni come le sue. Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina, rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la necessità) e tornare con comodo da sua figlia. Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un neonato che ha bisogno di una mamma ʺfrescaʺ, che gli dedichi la massima attenzione. Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovraffaticamento. E non è vero che è importante la qualità e non la quantità: ‐ perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico della gestione di un neonato, può
essere compromessa. ‐ perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità, almeno nei primi mesi, dovrebbe disporre di entrambe le cose. Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, nel corso degli spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente, alle intemperie o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in un nido. Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al nido troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il sistema sanitario. Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male. Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza. E allora le domando Ministro, di svolgere il suo ruolo importante istituzionale con maggiore serietà, cercando di evitare affermazioni fuori luogo come questa, o come quella secondo cui ʺstudiare non è poi così importanteʺ, prendendo Renzo Bossi come esempio. Si dovrebbe impegnare di più nellʹanalisi dei problemi, per evitare valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il paese. Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane ministro senza competenze specifiche, ʺnon poteva arrecare grossi danniʺ, soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta contribuendo a minare il futuro di unʹintera generazione. Unʹultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un politico, la usi con maggiore pudore questa parola. 05‐05‐10 Rosalinda Gianguzzi Insegnante precaria della scuola primaria siciliana. Mamma e docente per vocazione, scrittrice per diletto

Cara Gelmini lʹastensione obbligatoria NON Eʹ UN PRIVILEGIO, NON Eʹ UN DIRITTO, MA UN DOVERE. Gentile Ministro Gelmini, lʹaltro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in cui dichiarava che lʹASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un privilegio, sono rimasta basita. Per capire che lei di educazione ne capisse poco, non era necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale. Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed io no. Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata in ʺzona francaʺ (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con unʹingenuità e candore imbarazzante affermato), lo si poteva supporre. E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto, e poi parliamo dʹeducazione. Lʹastensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri. Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte retribuiti integralmente. Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro lʹanno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è unʹeresia. Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate, tatine, nido ʺaziendaleʺ al ministero, ma LA GENTE NORMALE , che lei dice di comprendere, ha a che fare con file dʹattesa interminabili per nidi insufficienti e costi per babysitter superiori a quelli della propria retribuzione. Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA, affermo che fruire dellʹastensione OBBLIGATORIA oltre che un DIRITTO è anche un DOVERE, prima di tutto morale e poi anche sociale. Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di per se dovrebbe suggerirle qualcosa. Ma preferisco spiegarmi meglio, anche se è necessaria una piccola premessa doverosa. Lei come tante donne, crede che lʹessere madre, anche se nel suo caso da pochi giorni, le dia la competenza per parlare e pontificare su educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno dedicato anni e anni di studio. In realtà, per dibattere sulla pedagogia, oggi chiamata più propriamente SCIENZE DELLʹEDUCAZIONE, bisogna avere competenze specifiche, che dalle sue dichiarazione lei non sembra possedere. Le potrei parlare della teoria sullʹattaccamento di Bowlby, dellʹimprinting, e di etologia, ma non voglio confonderle le idee e quindi ricorro ad esempi più accessibili. Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di tutte le speci non siallontanano dai cuccioli e dedicano loro attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge specifica relativa agli umani, ma della natura tutta. Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA. Sbaglia chi crede che lʹarrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita. Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo. Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura. Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé. Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita. Lʹidea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materna e un biberon della tata, è solo nostra. Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo lʹacido folico, per prevenire la ʺspina bifidaʺ. I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno. Lʹidea, che se piangono non si devono prendere in braccio ʺperché si abituano alle bracciaʺ, è un luogo comune. Le ʺabitudiniʺ arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto amore. Non è un caso che studi recenti, riabilitano il cosleeping, (dormire nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta dellʹallattamento a richiesta. Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle più elementari regole umane e naturali. Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo il parto sia una necessità assoluta. Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e non certo con affermazioni come le sue. Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina, rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la necessità) e tornare con comodo da sua figlia. Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un neonato che ha bisogno di una mamma ʺfrescaʺ, che gli dedichi la massima attenzione. Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovraffaticamento. E non è vero che è importante la qualità e non la quantità: ‐ perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico della gestione di un neonato, puòessere compromessa. ‐ perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità, almeno nei primi mesi, dovrebbe disporre di entrambe le cose. Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, nel corso degli spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente, alle intemperie o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in un nido. Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al nido troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il sistema sanitario. Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male. Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza. E allora le domando Ministro, di svolgere il suo ruolo importante istituzionale con maggiore serietà, cercando di evitare affermazioni fuori luogo come questa, o come quella secondo cui ʺstudiare non è poi così importanteʺ, prendendo Renzo Bossi come esempio. Si dovrebbe impegnare di più nellʹanalisi dei problemi, per evitare valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il paese. Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane ministro senza competenze specifiche, ʺnon poteva arrecare grossi danniʺ, soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta contribuendo a minare il futuro di unʹintera generazione. Unʹultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un politico, la usi con maggiore pudore questa parola. 05‐05‐10

Rosalinda Gianguzzi Insegnante precaria della scuola primaria siciliana. Mamma e docente per vocazione, scrittrice per diletto

Read Full Post »

fonte http://www.repubblica.it/

Grazie al web, rivoluzionate anche le forme di propaganda e di comunicazione. E un senatore del Pd ha raccontato su FB una seduta della commissione del Senato

di CARMINE SAVIANO

ROMA – Dirette su Facebook delle sedute parlamentari. Mailbombing alla Presidenza della Repubblica. E poi Netstrike e Guerrilla Marketing. Speaker’s Corner e Flash Mob. La protesta contro la Legge Bavaglio è solo l’ultima manifestazione visibile di una nuova frontiera dell’impegno civile. Che si basa su nuove pratiche e su nuovi modi di comunicare la politica. Un controcanto permanente al potere costituito che passa, senza soluzione di continuità, dal web alla piazza. Un clic: e i cyber-cittadini scendono in strada per chiedere di partecipare.

Facebook. Nella notte in cui la Commissione Giustizia del Senato licenzia con un si il Ddl sulle intercettazioni, viene inaugurata una nuova forma di cronaca parlamentare. Stefano Ceccanti, senatore del Partito Democratico.utilizza la sua bacheca Facebook 1 per una diretta della discussione in Commissione. Un continuo aggiornamento. Per rendere pubblico il dibattito tra i senatori. E in molti, da casa, partecipano e chiedono informazioni. Inchiodati al computer sino alle 3 del mattino. Un nuovo versante dell’uso politico del social network creato da Mark Zuckerberg. Che è il punto d’origine dell’appello “Libertà è partecipazione informata” e di altre, numerose, campagna d’opinione.

Il Mailbombing. Della serie: c’era una volta il popolo dei fax. Una catena di mail con la stessa richiesta. L’ultimo a riceverla è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggetto: richiesta di non firmare la legge sulle intercettazioni. Il promotore del mailbombing è il gruppo “Valigia Blu”. Che negli ultimi due mesi ha dato lustro ad una pratica di partecipazione politica molto diffusa oltreoceano. Spendendo mail collettive a Emilio Fede e Augusto Minzolini Sul web si trovano veri e propri trattati su “Teoria e Prassi del Mailbombing”.

l post-it fra carta e web. I ragazzi del post-it 2 sono l’ultima, clamorosa, forma di protesta. Sono centinaia le foto arrivate al nostro sito. Su Twitter è ora nata l’idea di mettere un triangolo giallo sul proprio profilo (simbolo del post-it): con il sistema twibbon 3 il profilo si aggiorna automaticamente. Rilanciata anche la lettera ai giornali stranieri di Christopher Potter, 4 direttore del Festival Internazionale di giornalismo di Perugia.

Dal web alla strada: lo Speaker’s Corner. E’ la moda del momento. Ci si organizza  –  rapidamente  –  su Facebook. Indirizzo e orario. E poi via, spesso in una piazza centrale. Basta un megafono e un piccolo sgabello. E ognuno può dire la sua sull’argomento del giorno. Il modello è quello Hyde Park, dove c’è un angolo  –  ritratto anche in “Aprile” di Nanni Moretti  –  dove vige la regola del “comizio libero”. In Italia è una specialità del Popolo Viola. Che ne organizza decine in tante città italiane e sugli argomenti più disparati. All’ultimo, svolto a Roma in Piazza Montecitorio, hanno partecipato giuristi e giornalisti.

Guerrilla Marketing. Sfondo bianco e uno slogan: “No alla Legge Bavaglio”. Un marchio che diventa l’avatar con cui ci si presenta in rete. E che identifica chi sta partecipando ad una determinata protesta. Più che uno strumento, una strategia. Per implementare, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie, l’impatto e la diffusione del proprio messaggio. E’ il Guerrilla Marketing nasce come metodo pubblicitario a metà degli anni ’80 e si basa su due precondizioni: scarsità del budget e campagna d’informazione aggressiva. In politica, l’ultimo esempio è l’uso di Facebook fatto dai promotori del No B Day: una manifestazione da 500mila persone ideata e organizzata in poco più di un mese.

Il Flash Mob. Restare immobili per qualche minuto. O abbandonarsi a improvvisi gesti d’affetto. In compagnia di altre centinaia di persone. E’ il flash mob è una delle forme più spettacolari della nuova comunicazione politica. La usano tutti. Addetti ai lavori, amministratori e cittadini. L’ultimo a Firenze, dove centinaia di amministratori locali 5 hanno protestato contro la rigidità del patto di stabilità. Ad un cenno prestabilito, si sono sdraiati su lenzuoli con la scritta: “Stanno mettendo il tuo comune al tappeto”.

Il Netstrike. E’ la versione virtuale del sit-in. Gli utenti si danno appuntamento sul sito internet dell’istituzione o del partito oggetto della protesta. Effetto: migliaia di accessi in contemporanea mandano in tilt i server. E il sito istituzionale diventa inaccessibile. I primi Netstrike sono stati eseguiti a metà degli anni ’90. I più celebri in Italia nel 2001 e nel 2008. Stesso bersaglio: il ministero della Pubblica Istruzione.

Le petizioni online. Migliaia di firme in pochi giorni contro la legge bavaglio. 6 Tutto grazie alle petizioni online. Ovvero: come cercare di “cambiare il mondo dal basso”. I siti che le ospitano sono in aumento. E le firme vengono raccolte sulle questioni più disparate. Si va dai referendum fino ai “salvataggi” di trasmissioni televisive. Per crearne una bastano pochi minuti. I maggiori problemi sorgono quando vengono presentate alle autorità competenti: spesso ci sono problemi per l’autentificazione delle firme.

Un baratto per una firma. E dalle interazioni sul web nascono le proposte più disparate. Come quelle realizzate dal Comitato promotore per il referendum sull’acqua pubblica. 7 Tutto per una firma: barattare una granita, partecipare ad un banchetto nuziale, scalare una montagna in bicicletta. Ed i risultati si vedono. 600mila firme raccolte in poco meno di un mese.



Read Full Post »

fonte http://www.repubblica.it/

Grazie al web, rivoluzionate anche le forme di propaganda e di comunicazione. E un senatore del Pd ha raccontato su FB una seduta della commissione del Senato

di CARMINE SAVIANO

ROMA – Dirette su Facebook delle sedute parlamentari. Mailbombing alla Presidenza della Repubblica. E poi Netstrike e Guerrilla Marketing. Speaker’s Corner e Flash Mob. La protesta contro la Legge Bavaglio è solo l’ultima manifestazione visibile di una nuova frontiera dell’impegno civile. Che si basa su nuove pratiche e su nuovi modi di comunicare la politica. Un controcanto permanente al potere costituito che passa, senza soluzione di continuità, dal web alla piazza. Un clic: e i cyber-cittadini scendono in strada per chiedere di partecipare.

Facebook. Nella notte in cui la Commissione Giustizia del Senato licenzia con un si il Ddl sulle intercettazioni, viene inaugurata una nuova forma di cronaca parlamentare. Stefano Ceccanti, senatore del Partito Democratico.utilizza la sua bacheca Facebook 1 per una diretta della discussione in Commissione. Un continuo aggiornamento. Per rendere pubblico il dibattito tra i senatori. E in molti, da casa, partecipano e chiedono informazioni. Inchiodati al computer sino alle 3 del mattino. Un nuovo versante dell’uso politico del social network creato da Mark Zuckerberg. Che è il punto d’origine dell’appello “Libertà è partecipazione informata” e di altre, numerose, campagna d’opinione.

Il Mailbombing. Della serie: c’era una volta il popolo dei fax. Una catena di mail con la stessa richiesta. L’ultimo a riceverla è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggetto: richiesta di non firmare la legge sulle intercettazioni. Il promotore del mailbombing è il gruppo “Valigia Blu”. Che negli ultimi due mesi ha dato lustro ad una pratica di partecipazione politica molto diffusa oltreoceano. Spendendo mail collettive a Emilio Fede e Augusto Minzolini Sul web si trovano veri e propri trattati su “Teoria e Prassi del Mailbombing”.

l post-it fra carta e web. I ragazzi del post-it 2 sono l’ultima, clamorosa, forma di protesta. Sono centinaia le foto arrivate al nostro sito. Su Twitter è ora nata l’idea di mettere un triangolo giallo sul proprio profilo (simbolo del post-it): con il sistema twibbon 3 il profilo si aggiorna automaticamente. Rilanciata anche la lettera ai giornali stranieri di Christopher Potter, 4 direttore del Festival Internazionale di giornalismo di Perugia.

Dal web alla strada: lo Speaker’s Corner. E’ la moda del momento. Ci si organizza  –  rapidamente  –  su Facebook. Indirizzo e orario. E poi via, spesso in una piazza centrale. Basta un megafono e un piccolo sgabello. E ognuno può dire la sua sull’argomento del giorno. Il modello è quello Hyde Park, dove c’è un angolo  –  ritratto anche in “Aprile” di Nanni Moretti  –  dove vige la regola del “comizio libero”. In Italia è una specialità del Popolo Viola. Che ne organizza decine in tante città italiane e sugli argomenti più disparati. All’ultimo, svolto a Roma in Piazza Montecitorio, hanno partecipato giuristi e giornalisti.

Guerrilla Marketing. Sfondo bianco e uno slogan: “No alla Legge Bavaglio”. Un marchio che diventa l’avatar con cui ci si presenta in rete. E che identifica chi sta partecipando ad una determinata protesta. Più che uno strumento, una strategia. Per implementare, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie, l’impatto e la diffusione del proprio messaggio. E’ il Guerrilla Marketing nasce come metodo pubblicitario a metà degli anni ’80 e si basa su due precondizioni: scarsità del budget e campagna d’informazione aggressiva. In politica, l’ultimo esempio è l’uso di Facebook fatto dai promotori del No B Day: una manifestazione da 500mila persone ideata e organizzata in poco più di un mese.

Il Flash Mob. Restare immobili per qualche minuto. O abbandonarsi a improvvisi gesti d’affetto. In compagnia di altre centinaia di persone. E’ il flash mob è una delle forme più spettacolari della nuova comunicazione politica. La usano tutti. Addetti ai lavori, amministratori e cittadini. L’ultimo a Firenze, dove centinaia di amministratori locali 5 hanno protestato contro la rigidità del patto di stabilità. Ad un cenno prestabilito, si sono sdraiati su lenzuoli con la scritta: “Stanno mettendo il tuo comune al tappeto”.

Il Netstrike. E’ la versione virtuale del sit-in. Gli utenti si danno appuntamento sul sito internet dell’istituzione o del partito oggetto della protesta. Effetto: migliaia di accessi in contemporanea mandano in tilt i server. E il sito istituzionale diventa inaccessibile. I primi Netstrike sono stati eseguiti a metà degli anni ’90. I più celebri in Italia nel 2001 e nel 2008. Stesso bersaglio: il ministero della Pubblica Istruzione.

Le petizioni online. Migliaia di firme in pochi giorni contro la legge bavaglio. 6 Tutto grazie alle petizioni online. Ovvero: come cercare di “cambiare il mondo dal basso”. I siti che le ospitano sono in aumento. E le firme vengono raccolte sulle questioni più disparate. Si va dai referendum fino ai “salvataggi” di trasmissioni televisive. Per crearne una bastano pochi minuti. I maggiori problemi sorgono quando vengono presentate alle autorità competenti: spesso ci sono problemi per l’autentificazione delle firme.

Un baratto per una firma. E dalle interazioni sul web nascono le proposte più disparate. Come quelle realizzate dal Comitato promotore per il referendum sull’acqua pubblica. 7 Tutto per una firma: barattare una granita, partecipare ad un banchetto nuziale, scalare una montagna in bicicletta. Ed i risultati si vedono. 600mila firme raccolte in poco meno di un mese.



Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: