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Archive for aprile 2010

Circa 100 scuole di Torino e provincia sono state impacchettate con del nastro adesivo sul quale era riportata la scritta «Chi ci vuole ignoranti ci ruba il futuro.

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Michele Coppola si è dimesso dalla carica di vicepresidente del Consiglio comunale: lo ha comunicato con una lettera indirizzata al presidente Beppe Castronovo, motivando la decisione per la recente nomina ad assessore alla Cultura della Regione Piemonte.

Le due cariche (vicepresidenza del Consiglio comunale e assessorato alla regione Piemonte) – evidenzia Coppola nella lettera di dimissioni – sono infatti incompatibili, così come previsto dallo Statuto della Città di Torino.

Michele Coppola rimane in Sala Rossa mantenendo la carica di Consigliere comunale nel gruppo di Forza Italia – Pdl.

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Michele Coppola si è dimesso dalla carica di vicepresidente del Consiglio comunale: lo ha comunicato con una lettera indirizzata al presidente Beppe Castronovo, motivando la decisione per la recente nomina ad assessore alla Cultura della Regione Piemonte.

Le due cariche (vicepresidenza del Consiglio comunale e assessorato alla regione Piemonte) – evidenzia Coppola nella lettera di dimissioni – sono infatti incompatibili, così come previsto dallo Statuto della Città di Torino.

Michele Coppola rimane in Sala Rossa mantenendo la carica di Consigliere comunale nel gruppo di Forza Italia – Pdl.

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Il 29 maggio torna la Festa dei Vicini. Nata nel 17° Arrondissement di Parigi nel 1999, la festa ha ottenuto un successo immediato e crescente: vi partecipano ogni anno circa otto milioni di cittadini europei di 29 paesi e 725 città, e da due anni la festa ha contagiato città di Canada, Usa, Australia e Giappone.

L’iniziativa, promossa dall’associazione European Neighbour’s Day, ha lo scopo di contrastare l’isolamento e l’individualismo che caratterizzano i quartieri delle nostre città e promuovere il valore comune della cittadinanza europea.
Come funziona? Gli abitanti di uno stesso palazzo o di uno stesso quartiere la sera del 29 maggio si ritrovano per brindare, mangiare insieme (ognuno porta qualcosa), scambiare due parole. Un modo per ricostruire legami di socialità in luogo dell’indifferenza e del frettoloso andirivieni negli androni dei palazzi, almeno una volta l’anno.

Torino ha aderito per la prima volta nel 2006, con 4mila adesioni che nel corso degli anni sono sensibilmente aumentate.
L’edizione 2010, sotto il patrocinio dell’Unione Europea, vuole lanciare un messaggio che facciamo nostro anche a Torino: proprio le grandi città e i quartieri più difficili possono continuare a essere terreno per la lotta all’esclusione e all’indifferenza, favorendo a partire dalla festa l’instaurarsi di buone pratiche di vicinato basate sulla tolleranza, scambio interculturale e conoscenza reciproca anche nella diversità, utili a vincere la diffidenza e l’impoverimento delle relazioni sociali.
Torino inoltre invita a partecipare alla manifestazione con unasensibilità particolare verso l’ambiente, riducendo gli sprechi, imbandendo tavole “virtuose” e creative, testimoniando la possibilità di vivere momenti conviviali con cibi e bevande di produzione regionale, allestendo le tavolate con materiali riciclabili e non inquinanti.

Città di Torino e ATC Torino, incoraggiati dal successo crescente in tutta Europa e nel mondo, estendono dunque all’intera rete cittadina: privati, associazioni di volontariato, negozi, scuole, parrocchie, comitati di quartiere, associazioni di stranieri, organismi culturali, rafforzando lo spontaneismo tra i partecipanti: un bicchiere di vino, una piccola idea (preparo una torta, compero i giornali, bagno le piante), piccola per noi ma utile o importante per altri. Moltiplicando con semplicità le occasioni per stare insieme.
Dai buoni rapporti tra vicini di casa può nascere davvero l’occasione per costruire una società migliore, più umana e solidale.
Segnala al Comune l’orario e il programma e riceverai una locandina con il logo istituzionale della Festa da apporre nell’androne.

info e adesioni: http://www.comune.torino.it/festadeivicini/

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Alla materna Cellini si coltivano piante e si allevano i piccoli animali

PAOLA ITALIANO

TORINO

Un allevamento di centinaia di chiocciole tra i palazzi di San Salvario: a ricreare un angolo di campagna in mezzo al cemento sono stati i bambini della scuola materna municipale Cellini di via Madama Cristina. A ottobre, erano una decina gli esemplari che i piccoli hanno trovato nei corridoi e nelle aule: ora, grazie alle loro cure, le chiocciole si sono riprodotte tanto che servirà un nuovo terrario, più grande, per contenerle tutte.

«Si sono perse», «Avevano freddo», «Cercano casa», sono state le ipotesi dei bimbi meravigliati alla vista degli inattesi ospiti trovati a scuola. In realtà, si trattava di una sorpresa delle maestre, che hanno così iniziato un nuovo percorso didattico. Le chiocciole sono infatti una tappa dell’educazione alla conoscenza della natura e al rispetto dell’ambiente che alla Cellini hanno intrapreso già da oltre un anno grazie al supporto della commissione ambiente della circoscrizione 8, coordinata da Marco Addonisio, e alla collaborazione con Legambiente e con l’associazione Aiuola Donatello.

«Abbiamo vinto la sfida – spiega Luciana Pelizzoni, responsabile pedagogica del circolo didattico – di portare un orto in un cortile in cemento». Allineati lungo le recinzioni ci sono infatti i vasi con frutta, verdura, erbe e fiori seminati un anno fa. Le chiocciole si nutrono di insalata, erba gatta, tagete (di cui sono ghiottissime) coltivate dai bambini, che amorevolmente porgono loro le foglie, le inumidiscono, le osservano. Tutto nella scuola parla delle nuove piccole amiche: i disegni alle pareti, chiocciole di cartapesta, addirittura i fiocchi rosa e azzurri che festeggiano i nuovi arrivi apposti alle porte delle aule.

A carnevale, i bimbi della Cellini hanno sfilato con i gusci ricamati sulle magliette, grazie anche all’impegno e all’entusiasmo dei genitori per il progetto. «In città – prosegue la responsabile – si corre il rischio che i bambini credano che a produrre i frutti sia il verduriere e non l’albero. Far crescere una pianta o allevare animali sono un ottimo modo per recuperare il contatto con la terra».

Le chiocciole si sono rivelate utilissime anche dal punto di vista pedagogico. Spiega la maestra Cristina Chiais: «Insegniamo forme e dimensioni dal confronto tra chiocciole grandi e piccole. I bimbi le devono trattare con delicatezza, perché il guscio è fragile: è un buon esercizio per la motricità. Le osservano, inventano storie, sono stimolati a interrogarsi, a formulare ipotesi. Sono anche responsabilizzati: a turno, ogni fine settimana portano a casa le chiocciole e se ne occupano fino al lunedì».

Articolo e foto http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/192512/

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Alla materna Cellini si coltivano piante e si allevano i piccoli animali

PAOLA ITALIANO

TORINO

Un allevamento di centinaia di chiocciole tra i palazzi di San Salvario: a ricreare un angolo di campagna in mezzo al cemento sono stati i bambini della scuola materna municipale Cellini di via Madama Cristina. A ottobre, erano una decina gli esemplari che i piccoli hanno trovato nei corridoi e nelle aule: ora, grazie alle loro cure, le chiocciole si sono riprodotte tanto che servirà un nuovo terrario, più grande, per contenerle tutte.

«Si sono perse», «Avevano freddo», «Cercano casa», sono state le ipotesi dei bimbi meravigliati alla vista degli inattesi ospiti trovati a scuola. In realtà, si trattava di una sorpresa delle maestre, che hanno così iniziato un nuovo percorso didattico. Le chiocciole sono infatti una tappa dell’educazione alla conoscenza della natura e al rispetto dell’ambiente che alla Cellini hanno intrapreso già da oltre un anno grazie al supporto della commissione ambiente della circoscrizione 8, coordinata da Marco Addonisio, e alla collaborazione con Legambiente e con l’associazione Aiuola Donatello.

«Abbiamo vinto la sfida – spiega Luciana Pelizzoni, responsabile pedagogica del circolo didattico – di portare un orto in un cortile in cemento». Allineati lungo le recinzioni ci sono infatti i vasi con frutta, verdura, erbe e fiori seminati un anno fa. Le chiocciole si nutrono di insalata, erba gatta, tagete (di cui sono ghiottissime) coltivate dai bambini, che amorevolmente porgono loro le foglie, le inumidiscono, le osservano. Tutto nella scuola parla delle nuove piccole amiche: i disegni alle pareti, chiocciole di cartapesta, addirittura i fiocchi rosa e azzurri che festeggiano i nuovi arrivi apposti alle porte delle aule.

A carnevale, i bimbi della Cellini hanno sfilato con i gusci ricamati sulle magliette, grazie anche all’impegno e all’entusiasmo dei genitori per il progetto. «In città – prosegue la responsabile – si corre il rischio che i bambini credano che a produrre i frutti sia il verduriere e non l’albero. Far crescere una pianta o allevare animali sono un ottimo modo per recuperare il contatto con la terra».

Le chiocciole si sono rivelate utilissime anche dal punto di vista pedagogico. Spiega la maestra Cristina Chiais: «Insegniamo forme e dimensioni dal confronto tra chiocciole grandi e piccole. I bimbi le devono trattare con delicatezza, perché il guscio è fragile: è un buon esercizio per la motricità. Le osservano, inventano storie, sono stimolati a interrogarsi, a formulare ipotesi. Sono anche responsabilizzati: a turno, ogni fine settimana portano a casa le chiocciole e se ne occupano fino al lunedì».

Articolo e foto http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/192512/

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di Marco Ferrante

La battaglia per Intesa Sanpaolo arriva in un momento di cambiamenti sulla scena dei poteri torinesi tra politica ed economia. Domani, per esempio, dall’investor day del Lingotto avremo nuove informazioni sul futuro della Fiat, sul piano d’integrazione tra l’azienda torinese e la Chrysler e sul progetto di separare l’autombile dal resto delle attività. In generale, però, è proprio il mondo Fiat-Exor, quello che sta cambiando più in fretta, alla ricerca di un equilibrio tra Torino e la dimensione globale delle attività industriali e le ambizioni personali di Sergio Marchionne. In questo quadro, ovvio che la Fiat non abbia molto interesse per le rivendicazioni torinesi leghiste o campariniane su banca Intesa Sanpaolo. Stesso dicasi per Exor o per l’accomandita che sta in cima alla catena di controllo della Fiat, anch’esse alle prese con una stagione di novità e con un aggiornamento del ruolo della famiglia Agnelli-Elkann. Dopodomani, tra l’altro, si aspetta la sentenza per il processo equity swap, che vede tra gli imputati Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens.


Mentre il sistema Fiat si trasforma, a Torino ci sono una serie di soggetti che perdono rilevanza. La Bim, la Banca Intermobiliare, delle famiglie Segre, D’Aguì, Giovannone e Scanferlin, storiche alleate di Carlo De Benedetti (lui, peraltro, in Piemonte poco presente) è stata comprata dai trevigiani di Veneto Banca. Si appanna il ruolo della boutique finanziaria Giubergia, si chiude la parentesi del nuovismo immobiliar-finanziario di Luigi Zunino; nell’industria vendono i Bertone, si indeboliscono i Pininfarina e ha frenato l’avventura editoriale di Urbano Cairo.

Ci sono poi due grandi famiglie dell’alimentare.

La mossa dei Lavazza

I Ferrero, liquidissimi, ma estranei alla vita della città (per esempio, il vecchio Pietro ha sempre impedito ai figli di comprare il Torino calcio); e i Lavazza, i quali però stanno scegliendo una strada inversa. Stanno facendo un grande investimento, impiantando il centro direzionale, in un quartiere di antica industrializzazione. Azienda con oltre un miliardo di fatturato, in crescita in Brasile e India, vogliono pesare di più in città.

Il resto, al momento, è fatto dalle due fondazioni bancarie, e dall’insediamento di Intesa Sanpaolo. Le due fondazioni sono molto diverse. Una, Crt, piemontese e non torinese, retta da una maggioranza di origine democristiana, ma oggi palenzoniana: con Fabrizio Palenzona che è un partito a sè, non torinocentrico, ma proiettato sull’asse Torino-Milano-Trieste. L’altra fondazione, La Compagnia San Paolo, più cittadina, con una componente significativa di nomine camerali, è in un momento estremamente delicato. Per molto tempo è stata parte del mondo compreso tra la Fiat e l’azionismo torinese, con assetti tradizionalmente non ricalcati sugli equilibri politici esterni. L’arrivo di Angelo Benessia sancì al principio un legame più diretto tra sindaco e fondazione, cosa che non era per esempio ai tempi di Grande Stevens. Con quello che era stato il sistema di governo sulla città della famiglia Agnelli i rapporti si sono raffredati. Per esempio è il giornale di Torino e della famiglia a descrivere senza entusiasmi le ultime mosse dell’avvocato Benessia. Stesso dicasi della Camera di commercio guidata da Alessandro Barberis, ancora profondamente salziana (è stato il feudo di Salza per oltre trent’anni); o dell’Unione industriale, potere neutro, ma non particolarmente appassionata nè della compagnia né del sindaco; o ancora della curia. Il cardinale Severino Poletto, uscente, di base progressita, prete operaio, non ha un rapporto caldo con Chiamparino nè l’ha avuto con la Bresso. Anzi, con Michele Vietti, capo filosalziano dell’Udc, si irritò per l’appoggio alla troppo laica ex presidente della regione. Quanto a banche e fondazioni non sono al centro degli interessi del cardinale, se non per le erogazioni a favore della costruzione della chiesa del sacro volto di Mario Botta, che Compagnia San Paolo e Crt – in cui la conferenza episcopale regionale nomina un consigliere – hanno entrambe concesso e con lo stesso ammontare.

Reazioni piddine

In questo quadro, cerca di fare il suo gioco la politica. In una fase di profonda trasformazione degli equilibri di potere, la Lega ha grandi prospettive e Roberto Cota per ora ha sfruttato con abilità gli spazi che si sono aperti. Ma molto dipende dalla capacità di reazione del Partito democratico. Al momento solo un pezzo del partito ha colto che proprio la vicenda Siniscalco-Benessia-Chiamparino è un’opportunità. Il ragionamento di alcuni nel Pd è il seguente: se Chiamparino sceglie Siniscalco, e su questo si apre un fronte di debolezza per il sindaco, ecco l’occasione per regolare i conti con la generazione dei sessantenni del Pd. Chi la pensa così, ha apprezzato l’intervista di Enrico Letta al Corriere della Sera, perché è una sponda sia per gli avversari di Siniscalco dentro banca Intesa Sanpaolo, sia per gli avversari di Chiamparino a Torino. E per la stessa ragione hanno apprezzato il fondo del Corriere della Sera di Francesco Giavazzi e avevano accolto con sorpresa l’intervista a Repubblica del sindaco e praticamente con ottimismo la durissima risposta di Guzzetti. Alla battaglia per la presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, agli sviluppi dei rapporti tra Giulio Tremonti e gli azionisti milanesi e torinesi della superbanca (ieri c’è stata una colazione milanese a cui hanno partecipato il ministro e il presidente della Fondazione Cariplo) è legato anche un pezzo di futuro del Pd locale, e in prospettiva prossima anche la poltrona di sindaco di Torino: Chiamparino lascerà l’anno prossimo.

Adesso in città si dibatte sulle reali intenzioni del sindaco: e se c’è chi ritiene che non ci sia un sofisticato disegno di potere nell’operazione Benessia e poi nella designazione di Domenico Siniscalco alla guida del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo che ha molto irritato i soci milanesi della superbanca, c’è anche chi ha una visione più sequenziale dei fatti. In un articolo comparso ieri sul Secolo XIX di Genova, Giuseppe Berta ha scritto che la vicenda Siniscalco, su cui Chiamparino mette il capello, sia un modo per scommettere da parte del sindaco sul rapporto con il ministro Tremonti visto come «il soggetto per comporre un mosaico di interessi politici ed economici diverso dagli schieramenti politici così come sono adesso. Si tratta probabilmente di una partita sul filo del rasoio, destinata a provocare malumori e disappunti in un Pd che nel Nord si sente sempre più mancare la terra sotto i piedi».

Come Castellani

Quanto alle elezioni comunali del prossimo anno, siamo all’inizio della battaglia. Per ora gli osservatori dei poteri cittadini ritengono che comunque vada a finire, l’operazione di Benessia indebolisce la funzione di stabilizzatore di Enrico Salza, ma rischia di compromettere anche il ruolo di Chiamparino nella mediazione dentro al Pd in vista della sua uscita dal palazzo di città (ieri ha subito un attacco dal segretario regionale Gianfranco Morgando). Al momento le due soluzioni che si contrappongono sono un candidato interno al partito – per esempio Davide Gariglio, ex presidente della Regione, area di porvenienza popolare – oppure una formula sul genere Valentino Castellani, un estreno (qualcuno pensa al rettore del politecnico Francesco Profumo) sostenuto da una maggioranza politica e con un pro-sindaco piddino molto forte. Terza ipotesi, è che in una situazione di confusione, spunti un terzo, un uomo del partito, Cesare Damiano dice qualcuno, oppure Piero Fassino, il quale – dicono – a questa prospettiva crede.

fonte: http://www.ilriformista.it/

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